martedì 30 marzo 2010

Sabato 30 marzo 1957



TELEVISIONE

la TV dei ragazzi

17,30 PASSAPORTO
Lezioni di lingua inglese a cura di Jole Giannini
17,50 OGGI LAVORO IO
Storia del cartone animato a cura di Roberto Gavioli e Walter Alberti
18,05 JIM DELLA GIUNGLA
Gli occhi dell'idolo
Telefilm - Regia di Donald Mc Dougall
Produzione: Screen Gems Inc.
Interpreti: Johnny Weissmuller, Martin Huston, Norman Friedric e Tamba

18,45 LA TV DEGLI AGRICOLTORI
Rubrica dedicata ai problemi dell'agricoltura, a cura di Renato Vertunni
Edizione pomeridiana

20,30 TELEGIORNALE
20,50 CAROSELLO (Stock - Colgate - Cachet UT Gazzoni - Monda Knorr)
21,00 JANE EYRE
dal romanzo di Charlotte Bronte
Traduzione e riduzione di Franca Cancogni
Sceneggiatura di Anton Giulio Majano
Con Ilaria Occhini, Raf Vallone, Wanda Capodaglio, Laura Carli, Carlo D'Angelo, Ubaldo Lay, Luisa Rivelli, Zoe Incrocci
Regia di Anton Giulio Majano
22,05 LA BELLE EPOQUE
Telespettacolo musicale di Angelo Frattini, Italo Terzoli ed Eros Macchi con divagazioni di Orio Vergani
Presentato da Nino Besozzi ed Elena Giusti
con la partecipazione di Carlo Campanini, Ettore Conti, Nuto Navarrini, Ermanno Roveri, Sandra Ballinari, Gisella Sofio, Franca Tamantini, Enrico Viarisio, Elvio Calderoni, Vittorio Congia
Balletto di Miss Baron
Scene di Luca Crippa
Orchestra di Mario Bertolazzi
Regia di Eros Macchi
23,05 TELEGIORNALE
Seconda edizione
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Venerdì scorso, 26 marzo, sono trascorsi trent'anni dalla scomparsa di un illustre personaggio del teatro brillante e di rivista: Erminio Macario. Se si eccettua un trafiletto pubblicato dal quotidiano della sua Torino, La Stampa, la ricorrenza (come spesso accade in Italia quando non vi sono interessi particolari di business: che vergogna !) è stata totalmente ignorata. Proviamo noi a colmare questa imperdonabile dimenticanza a modo nostro, ricordando la figura di un personaggio caro a tutti, non solo in terra subalpina.
Il nostro piccolo omaggio a Macario (i più lo chiamavano col semplice cognome) prende spunto dalla réclame che ebbe l'onore di aprire il Carosello del 30 marzo 1957: Le avventure del Signor Veneranda, il cui soggetto si deve all'umorista Carlo Manzoni. La spalla dell'attore torinese in questo sketch è Giulio Marchetti (il futuro telecronista di Giochi senza frontiere e del Concerto di Capodanno in Eurovisione da Vienna).

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Una carriera, quella di Macario, durata più di cinquant'anni, a contatto con tutte le più svariate forme di spettacolo. Fu soprattutto nel teatro di rivista che egli s'impose, proponendo la sua maschera più tradizionale: una figura intraprendente, apparentemente ingenua ma capace, con la giusta dose di furbizia, di dare vigore all'azione scenica rappresentata. Occhi a volte persi nel vuoto; voce caricaturalmente balbettante; dizione atta a rivelare la propria origine torinese. A questo proposito possiamo dire che Erminio Macario provò ad esportare, e con grande successo, la lingua piemontese, tanto bella quanto sconosciuta al di fuori dei propri confini regionali (complice anche il carattere proverbialmente riservato della gente pedemontana): grazie a lui anche a Pisa, a Pescara, a Foggia o a Catania arrivarono espressioni tipicamente piemontesi come il saluto di riguardo Cerea !. In tal senso, un'analoga operazione di divulgazione di certe frasi o parole della nobile parlata piemontese (che da tempo si studia sia nelle scuole elementari che nell'ambito di appositi corsi - ne abbiamo seguito uno qualche anno fa -, per non parlare del Festival dla Lenga, Coltura e Literatura Piemonteisa che si svolge dal 2007 a Chivasso, a Nord - Est di Torino) viene oggi compiuta da Luciana Littizzetto, ma soffermandosi soprattutto su espressioni più colorite (la più nota delle quali è senz'altro l'aggettivo balengo), oltre a ricordare tipici personaggi del folklore canavesano come la Bela Tòlera, simbolo del Carnevale di Chivasso.
Torniamo comunque al grande Macario: il successo gli arrivò anche al cinema, grazie ad una serie di indovinate e divertenti pellicole da lui girate tra la fine degli anni '30 ed i primissimi anni '50, le più note delle quali furono Imputato, alzatevi !, Lo vedi come sei ? (titolo che prendeva spunto dalla più classica battuta - tormentone pronunciata di spettacolo in spettacolo, un vero marchio di fabbrica per Macario) e Come persi la guerra, che gli valsero anche l'attenzione di critici e cineasti stranieri (compreso Walt Disney, che non mancò di paragonare il ritmo e la mimica del comico torinese al portamento ed alla verve caratteriale di certi vivaci personaggi dei cartoni animati).

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In teatro Macario ebbe la ventura di circondarsi di splendide ragazze, non importava che fossero nobile elemento coreografico o che piuttosto contribuissero agli sviluppi dell'intreccio della commedia rappresentata. Risultarono così proverbiali le donnine di Macario , per non dire delle soubrettes - deuteragoniste degli spettacoli: Wanda Osiris fu la prima, seguita da Tina De Mola, Marisa Del Frate, Sandra Mondaini e, molto più tardi, Raffaella Carrà e Rita Pavone. Qualche titolo ? Febbre azzurra, Chiamate Arturo 777, Le educande di San Bàbila, Non sparate al reverendo, Due sul pianerottolo. Alle riviste musicali seguirono vere e proprie commedie, specialmente a cavallo tra gli anni '60 e '70: nate in lingua piemontese, esse vennero accortamente italianizzate sia per le regolari tournées della compagnia lungo lo Stivale, sia per le riduzioni televisive dirette da Vito Molinari nello show del 1975 Macario uno e due, registrato al Fiera 1 di Milano. Autori delle piéces erano Mario Amendola e Bruno Corbucci: tra le più note ricordiamo Achille Ciabotto, medico condotto, Pautasso Antonio, esperto di matrimonio, Ulisse Saturno, farmacista notturno e Stazione di servizio, nel cui cast figurava pure Alberto, il primogenito del Commendatore (come Totò, anche Macario non amava farsi dare del tu dai suoi colleghi attori, che pertanto lo chiamavano, per l'appunto, Commendatore), nei panni di un ragazzo la cui unica ragione di vita era la squadra di calcio del Torino: pertanto egli ripeteva ad ogni pie' sospinto: Ale' Toro, forza Toro ! ! ! .
Eccovi una breve miscellanea dei molti volti interpretativi di Erminio Macario.

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E poi vi fu la TV, a partire da Macarietto, scolaro perfetto del 1954. A questa rubrichetta per i ragazzi seguirono lo special Lo vedi come sono ? del 1957, una serie di farse messe in onda nell'estate del 1959, un ciclo di commedie musicali ispirate a Chiamate Arturo 777 nel 1961 (L'impareggiabile Arturo), Imputato, alzatevi ! nel 1967, La cugina Orietta, a fianco della Berti, nel 1970, il già citato Macario uno e due del 1975, Macario più del 1978 ed infine il triste e malinconico Buonasera con... Macario dell'autunno 1979, vero testamento artistico, pur se la verve restava il più possibile immutata e se le donnine di contorno erano più spregiudicate e moderne (tra queste spiccava la bella, attraente e sensuale Cristina Gazzera, che suonava anche il pianoforte e la chitarra).
Rimangono da menzionare gli altri caroselli (dopo il Veneranda per la Stock che avete appena visto, Macario fu testimonial del Burro Optimus della Polenghi Lombardo nel 1959 e del panettone Galup nel 1975-'76: nel mezzo bisogna pure ricordare dei radiocomunicati per la Saclà del 1968) ed una serie di dischi molto interessanti da lui incisi, come un LP del 1975, prodotto da Teddy Reno e pubblicato dalla RCA Italiana, contenente non solo i classici (Macariolita e Camminando sotto la pioggia), ma anche un paio di canzoni piacevolissime, alias La recita è finita, sigla di Macario uno e due, e Sanremo, Sanremo, motivo di Paolo Conte presentato fuori gara al Festival della Canzone del 1976 (se si eccettua una veloce ristampa nella serie economica Lineatre immediatamente dopo la scomparsa del grande attore piemontese, questo 33 giri finì quasi subito fuori catalogo), e naturalmente il tardivo 45 giri Ciao, nonnino !, sigla di Buonasera con...: Macario si congedò dal suo pubblico con un inatteso piazzamento in Hit Parade !
Per stasera abbiamo concluso. Domani avremo il ritorno del nostro Boris Boris e delle sue ricostruzioni storiche delle domeniche calcistiche minuto per minuto. Non ci resta che dire a tutti voi
Bon-a neuit e peui arvedse ! ! !
CBNeas

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