martedì 28 giugno 2011

Giovedì 28 giugno 1956



TELEVISIONE

11,00 Per la sola zona di Roma, in occasione della III Rassegna Internazionale elettronica, nucleare e teleradiocinematografica:
SUA MAESTA' IL FABBRO FERRAIO
Film - Regia di Roger Richebè
Distribuzione: Minerva Film
Interpreti: Bernard Blier, Nadia Gray, Fernand Ledoux

la TV dei ragazzi

17,30 COSTRUIRE E' FACILE
a cura di Bruno Munari
17,50 LE AVVENTURE DI RIN TIN TIN
La frontiera senza pace
Telefilm - Regia di Charles S. Gould
Produzione: Screen Gems Inc.
Interpreti: Lee Aaker, James Brown, Richard Emory, William Forrest e Rin Tin Tin
18,15 PASSAPORTO
Lezioni di lingua inglese a cura di Jole Giannini

20,30 TELEGIORNALE
In studio Riccardo Paladini
20,45 I GRANDI FIUMI D'EUROPA
Il Meno
21,00 LASCIA O RADDOPPIA ?
Programma di quiz presentato da Mike Bongiorno
Realizzazione di Romolo Siena
21,50 CONCERTO DI MUSICA LEGGERA
diretto da Armando Trovajoli
22,30 FINANZIATELI SENZA PAURA
a cura di Franco Monicelli
23,00 REPLICA TELEGIORNALE
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Proprio oggi, parlando al telefono con Paolo Starvaggi (un amico del nostro blog che presto tornerà con i suoi post, spesso e volentieri dal colore quasi teatrale), abbiamo fatto un'amarissima considerazione: l'inesorabile appiattimento generale della mentalità dei giovani italiani, da molto tempo oramai dispersi nel marasma del vuoto, della banalità, di modelli di comportamento che impediscono quasi di crescere in modo buono e sano, non solo fisicamente, è una cruda realtà. I mezzi di comunicazione di massa, che dovrebbero supportare i criteri educativi di genitori e insegnanti, fissano invece modelli comportamentali errati: i bambini crescono diventando non più uomini con un cervello proprio e un carattere proprio, bensì consumatori in erba che non riescono più a pensare... e le ultime ridicole riforme scolastiche, avallate da quell'inqualificabile persona che risponde al nome di Mariastella Gelmini, sembrano del tutto avallare, se non addirittura premiare, un sistema elaborato non a caso, 30 anni fa, dalle televisioni commerciali gestite, dopo poco tempo, dallo stesso uomo... inutile dire chi.

Nel 1956, l'ancor giovane televisione italiana, ovviamente limitata alla sola RAI e non ancora predisposta ad accogliere la pubblicità (proprio in quel mese di giugno si comincia a parlarne), fa tutt'altra (e lodevole) politica educativa, a beneficio di una curiosa gioventù ancora rigorosamente suddivisa tra Scuole Medie e Avviamento Professionale, ma sempre e comunque assetata di sapere. Certo è che la TV non delude bambini e adolescenti: non è un caso che, quel 28 giugno, intervallati dal telefilm di Rin Tin Tin (il cane arrivato da circa tre mesi sui teleschermi italiani dall'America e destinato a restarvi molto, molto a lungo), vadano in onda il già noto corso d'inglese Passaporto, ideato e condotto dalla docente milanese Jole Giannini, grande esperta della lingua albionica, studiosa e traduttrice ad altissimi livelli, e uno degli ultimi numeri di un'interessante rubrica, un invito ai giovanissimi telespettatori affinchè sappiano fabbricarsi direttamente i loro giocattoli (e non solo questi): Costruire è facile. La cosa bella di questo programma è senza dubbio rappresentata da un conduttore d'eccezione, l'architetto Bruno Munari, un nome molto in vista nel contesto artistico dell'epoca (e anche dei due o tre decenni seguenti). Quella di Costruire è facile non sarà certo l'unica esperienza televisiva dedicata da Munari al pubblico più giovane: altre ne verranno, anche molto, ma molto più tardi (cioè negli anni '70). Da recuperare, a questo proposito, una rubrica settimanale di architettura per un pubblico più iniziato, L'uovo e il cubo, trasmessa nel 1977, di cui Munari cura i testi assieme a Cesare Casati e a Mario Marenco (quest'ultimo per una volta nella sua veste professionale di serio e preparato architetto ed esperto di arredamento e non in quella di comico goliardico al servizio di Arbore e Boncompagni).
Bruno Munari, oltre a occuparsi di grafica (sue, per esempio, sono le copertine dei primi dischi in vinile a 33 e a 45 giri che la V.C.M. - futura EMI Italiana - lancia nel settembre del 1952), in quel periodo caldeggia pure la causa del design per la realizzazione di nuovi e pratici giocattoli, ed è forse per questo che la RAI gli affida un programma come Costruire è facile.
Trattandosi di un programma anni '50, quando pochi erano i vidigrafi che venivano salvati, non è rimasto molto: ad ogni modo, ecco come Munari, aiutato da due piccoli attori dall'irritante dizione che gli fanno da collaboratori, insegna a costruire un "cosòfono", una sorta di artigianale incrocio tra chitarra e ukulele:

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Lascia o raddoppia ? non va affatto in vacanza: anche in piena estate, con il rituale delle angurie mangiate davanti a Porta Carlo Magno al termine di ogni puntata, Mike Bongiorno ed Edy Campagnoli fanno gli onori di casa al giovedì sera, accogliendo altri nuovi personaggi impegnati nella caccia al super - premio, quello di 5 milioni e 120mila lire (ma anche la 600 Fiat di consolazione non è da meno). Quella sera, però, l'emozione gioca un bruttissimo scherzo a una ragazza di Milano, Kira Gentili, che si presenta per le canzoni napoletane e che viene subito eliminata alla prima domanda dal valore di appena 2500 lire, causa un'amnesia madornale. Raggiunge invece l'ambìto traguardo di 2 milioni e 560mila lire, lasciando in occasione dell'ultima prova, il signor Mino Chirulli, che sa tutto sui pesci, e fa un'ottima figura Claudio Moraldi, esperto di pittura dell'Impressionismo.
Non tutti sanno che a curare gli stacchetti musicali che si ascoltano ogni settimana nel corso dell'attesissimo telequiz del giovedì ha provveduto un giovane compositore milanese, Giampiero Boneschi. Recentemente, un collezionista fiorentino di vinili d'epoca, Marco Manuelli, ha reperito il rarissimo 45 giri EP contenente proprio queste musichette, dominate dalla sezione dei fiati e composte secondo lo stile allora corrente. Andiamo a riascoltarne tre, partendo dalla sigla iniziale della trasmissione (in TV si sente anche la voce di Edy Campagnoli che annuncia: Dal Teatro della Fiera di Milano vi trasmettiamo Lascia o raddoppia ?)

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Questa è invece la sigletta d'accompagnamento dell'ingresso in teatro dei concorrenti esordienti:

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Infine vi proponiamo lo stacco che annuncia trionfalmente il superamento della prova da parte di ogni singolo partecipante:

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Insomma, questo disco, pubblicato dalla SAAR di Walter Gurtler intorno al 1957, è, a suo modo, un prezioso documento che merita di essere segnalato, non foss'altro che per la difficilissima reperibilità nei sempre più frequenti ambienti basati sul commercio dei vecchi 45 e 33 giri.

In questo modo abbiamo aperto una nuova finestra sulla TV metà anni '50, sempre piena di interessanti curiosità e sorprese. Proseguiremo anche nei giorni a venire, ripercorrendo palinsesti radiotelevisivi estivi del bel tempo che fu.

A presto ! ! !
CBNeas

4 commenti:

Davide Camera ha detto...

Due considerazioni: a parte la bravura di Bruno Munari a trattare con i bambini (secondo me in cuor suo la bambina che continuava a suonare mentre lui ritagliava l'avrebbe strozzata), faccio notare che Lascia o raddoppia durava solo 50 minuti, eppure è diventato storia della televisione. Mi fermo.

Raffaele ha detto...

Trovo inqualificabile scrivere di politica in questo blog. La scuola funziona male non per le regole che la fanno funzionare ma per il livello d'insegnamento manca la vocazione, manca la pazienza all'insegnamento.
La scuola era diventata un postificio, sopratutto nella primaria di primo grado, dove mettere tutti bravi e non bravi meno male che questo è finito e qui chiudo il primo argomento.
Se si parla dei ragazzi di oggi si può parlare solo di robot stressati da una vita che a sei anni è peggio di quella che vive un adulto, la giornata tipo di un bambino in età scolare 6-10 anni è: sveglia (dipende da quanto è lontana la scuola, si va dalle 6 alle 7,30), entrata a scuola 8,30 uscita dalla stessa alle 16,30, a seguire corsi e lezioni di qualsiasi genere tipo: violino. nuoto, danza, calcio ecc. ecc. Al ritorno doccia, cena e studio delle lezioni per il giorno dopo fino a...dipende e il giorno dopo si ripete. Cosa manca in questo ? L'autonomia dei ragazzi, il gioco autonomo, c'è sempre la supervisione di un adulto.
Persino la domenica, unico giorno di “tranquillità” non li lasciano in pace, la chiesa si è inventata il catechismo, tutte le domeniche mattina si deve andare in chiesa dalla seconda elementare fino alla seconda media.
Questo sta rovinando i nostri ragazzi non la Gelmini.
A miei tempi, anni 70, le scuole iniziavano alle 8,30 e terminavano per tutti alle 12,30, pochissimi, quasi nessuno, avevano corsi extra scolastici e il pomeriggio dopo i compiti era totalmente dedicato al gioco, al puro divertimento, all'aggregazione autonoma senza la supervisione di un adulto.
La televisione è diventata solo un mezzo per promuovere prodotti commerciali, ore e ore di programmi per ragazzi orrendi e tutti devono creare un qualcosa per poi venere un prodotto legato a quel programma.
La tv anni 70, quella che ho conosciuto io era fatta di pochi programmi ma tutti ottimi e soprattutto variegata, un programma durava una stagione massimo due e poi sotto con qualcosa di nuovo, ai nostri giorni sono anni che vanno avanti con le Witch o con moster allergy.
Cercate di parlare di televisione facendo confronti tra quella di ieri e di oggi, cercando di far capire quanto erano importanti le trasmissioni di allora confronto alla scemenze di oggi e non mettete in mezzo la politica che ne abbiamo piene le.....
Mi vien da dire il famoso detto: si stava meglio quando si stava peggio, ma davvero si stava peggio ?

CBNeas1968 ha detto...

Per Raffaele: non sono molto d'accordo riguardo al primo concetto esposto nel commento. Posso anche essermi sbilanciato nel non nascondere il mio punto di vista politico, ma non vedo il motivo per il quale gli insegnanti debbano essere tacciati di mancanza di vocazione e pazienza. In fondo non è così vero questo aspetto. Io stesso ho un passato, seppur breve (parlo nel 2007, più o meno), di supplente di materie letterarie negli istituti tecnici e credo che la pazienza non mi sia mancata nel tentare di domare quei cavalli imbizzarriti che sono gli adolescenti dei tempi d'oggidì, proponendo loro tematiche più vive (non ultima una certa tendenza all'autoconfessione che suggerivo in composizioni scritte che assegnavo di proposito perchè essi si presentassero, parlando della loro vita - e allo stesso tempo verificare sia la loro assimilazione della lingua scritta, sia la possibilità d'impostare un metodo d'insegnamento in grado di venir loro incontro - ) e invitandoli a leggere molto (ma forse la mia tattica era molto "anni '80", una via di mezzo tra il sistema molto rigoroso contestato dal '68 e quello a volte tacciato di permissività di oggi).

CBNeas1968 ha detto...

Errata corrige: "parlo del 2007"