giovedì 23 febbraio 2012

Martedì 23 febbraio 1954



TELEVISIONE

17,30 DOCUMENTARIO PER I RAGAZZI
17,40 Dal Teatro dell'Arte al Parco di Milano
RAGAZZI IN GAMBA presenta un programma di quiz a premio con
Serafino e il Professore
Realizzazione di Romolo Siena

20,45 TELEGIORNALE
Direttore Vittorio Veltroni
21,00 I LOVE YOU, JE T'AIME, IO T'AMO
Programma di canzoni presentato da Vivi Gioi
Regia di Daniele D'Anza
21,30 TRAGEDIA A SANTA MONICA
FIlm - Regia di Andrè De Toth
Int.: Dick Powell, Lizabeth Scott, Jane Wyatt, Raymond Burr
Prod.: United Artists
23,00 REPLICA TELEGIORNALE E ULTIME NOTIZIE
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Questo specchietto estrapolato da un Radiocorriere del tempo ci mostra le aree geografiche regolarmente servite dalla televisione italiana nel febbraio 1954, ossia un mese e mezzo dopo l'apertura ufficiale - convenzionale delle trasmissioni. Tanto si è fatto per lanciare alla grande pure da noi il nuovo mezzo di comunicazione che sta cambiando in tutto il mondo le abitudini della gente e che viene salutato come un'ottava meraviglia, ma molto c'è ancora da fare. Per esempio, bisogna dotare anche il Mezzogiorno di antenne e ripetitori, e ci vuole tempo...



Questo signore che, infagottato nella sciarpa, ostenta serietà di fronte all'operatore dell'agenzia Deltafoto (che poi invierà tale scatto alla redazione del Radiocorriere) mentre lo ritrae alle prese con le manopole del suo primo apparecchio video è il medico condotto di un paesello dell'Appennino bolognese, Castel D'Aiano (sito quasi a un passo da un altro centro di nome Zocca, nel Modenese, dove vive un bambinetto di due anni di nome Vasco, delle cui prodezze canore un giorno si parlerà, bene o male, ma purchè se ne parli). In casa non solo dell'anonimo dottore, ma anche in quelle di due montanari più abbienti e pure - naturalmente, per i tempi - nell'osteria del villaggio si può regolarmente assistere alle quattro ore complessive, distribuite tra pomeriggio e sera, di programmi che la TV offre quotidianamente al proprio pubblico, sempre più crescente.
Già, l'osteria: immaginiamo quanti bar e quante taverne del Centro - Nord fossero gremite, durante quella gelida sera di 58 anni fa, in occasione della trasmissione di un bel film, un dramma noir di quelli che ti lasciano col fiato sospeso fino alla fine e che magari ti regalano, nel corso delle sequenze conclusive, pure un briciolo di commozione, senza abusare in retorica.
In effetti, il film prescelto per la messa in onda è un buon prodotto firmato da un altro cineasta emigrato dalla puszta magiara a Hollywood, Andrè de Toth, uno di quei registi che i soloni della celluloide classificano come artigiani e che, rispetto a quel Laslo Benedek il cui Selvaggio ha occupato gran parte del nostro precedente post, è maggiormente ricordato per costanza e popolarità dei soggetti. Si pesca nel mazzo dei lungometraggi relativamente nuovi tra quelli da trasmettere liberamente (bisogna puntare su pellicole uscite almeno cinque anni prima, anche perchè è giusto che esse abbiano superato l'allora abituale trafila delle varie categorie di visione) e ci si imbatte in questo Pitfall del 1948, da noi distribuito con il più esplicito titolo di Tragedia a Santa Monica, essendo l'azione ambientata nella città californiana.
Abbiamo fortunatamente reperito l'intero film, sia pure in un'edizione destinata ai non udenti statunitensi, quindi con i dialoghi in sovrimpressione più le didascalie che indicano i rumori e i suoni fuori scena. Per noi italiani, una piacevole lezione d'inglese... pur se abbiamo nostalgia del doppiaggio stentoreo eppur spettacolare, nella propria professionalità, di quei tempi, magari con le voci di Augusto Marcacci e Rina Morelli e con lo "you" di cortesia tradotto con il Voi anzichè con il Lei (pur se le disposizioni a tal riguardo erano da tempo tramontate con il regime che le formulò... ma questi sono altri discorsi...). Film da recuperare in edizione italiana (quella che, naturalmente, passò quel lontanissimo 23 febbraio del '54), dal momento che non ci sembra sia stato mai pubblicato in videocassetta o in DVD in tutti questi anni:

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Avrete subito riconosciuto, tra gli interpreti principali di un intreccio che - ve lo anticipiamo - col passare dei minuti si farà sempre più avvincente, a parte Dick Powell, divo della vecchia Hollywood (nei panni del protagonista, ossia l'assicuratore di Santa Monica John Forbes), due attori che proprio al piccolo schermo legheranno di lì a poco la loro più grossa fetta di gloria: la buona e rassicurante Jane Wyatt (Sue Forbes), la quale, proprio mentre da noi viene trasmessa questa sua fatica cinematografica di sei anni prima, incomincia negli States una serie di telefilm, Papà ha ragione, da noi ricordata proprio nel corso del nostro precedente intervento, e soprattutto un giovane Raymond Burr, ancora ben lontano dai fasti di Perry Mason (la cui prima trasmissione sarà solo nel settembre 1957 e due anni dopo arriverà pure da noi), intento a ricoprire il ruolo del detective (ancora) amico dell'assicuratore e che a quest'ultimo si rivolge per denunciare quel certo caso che condizionerà il dipanarsi di tutta la matassa.

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...ed eccola qui, questa Mona Stevens... oggetto del caso assicurativo che ben presto si trasforma, per il buon John Forbes, in oggetto del desiderio. Essendo una modella, non può non rappresentare compiutamente quel ruolo di femme fatale, sensuale e fatalmente attraente, immancabile nei romanzi e nei soggetti cinematografici noir dell'epoca. A prestarne il volto è una bella e prestante attrice originaria dell'Est europeo, figlia di immigrati che dalla Cecoslovacchia si trasferirono in Pennsylvania: Emma Matzo, in arte Lizabeth Scott. Carriera artistica non fortunatissima, la sua, forse per il fatto di non essere riuscita a inserirsi nei giri giusti, anche a causa di alcune dicerie mai accertate sul conto dei propri gusti sessuali, cosa quanto mai tabù nel puritano mondo a stelle e strisce. Eppure la Scott aveva un indubbio talento, come si può dedurre proprio dall'intensa interpretazione da lei offerta in questo Pitfall:

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Ci piace sottolineare che Lizabeth Scott oggi è ancora vivente, pur avendo abbandonato le scene da parecchi decenni ormai, e ogni tanto viene richiamata in occasione di qualche evento commemorativo di quell'epoca così fortunata della storia della cinematografia internazionale (anzi, potremmo dire che ella appartiene al così esiguo numero di sopravvissuti tra i protagonisti di quel periodo, ahinoi, sempre più lontano): su Internet circolano delle foto piuttosto recenti che la ritraggono arzilla e noncurante del tempo che passa (è del 1922 e quindi compirà 90 anni nel prossimo settembre), con i lunghi capelli sulle spalle, proprio come quando era una giovane e apprezzata diva.

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Inevitabilmente, il rapporto tra i due colleghi precipita in modo irrimediabile: addirittura, dopo uno scontro fisico, il detective MacDonald prepara la vendetta ai danni di Johnny Forbes e si reca nel carcere dove sta finendo di scontare la pena Bill Smiley (interpretato da Byron Barr), il ladro che con i dollari rubati ha pagato quei regali destinati a Mona, sua fidanzata, punto di partenza della nostra storia...

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Smiley esce dal carcere, ma rabbia, gelosia e vendetta, dopo quelle "misteriose" notizie che gli sono pervenute nel corso dell'ultimo giorno di detenzione, si impadroniscono di lui. Johnny, dal canto proprio, è fuori di sè...

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Dunque, Johnny ha assassinato Smiley, ma altro sangue viene sparso pochi minuti dopo...

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Durante l'interrogatorio, Forbes spiega con franchezza i motivi che lo hanno indotto a compiere l'omicidio: la legittima difesa viene riconosciuta senza indugio, per cui l'assicuratore viene subito rilasciato. Poco prima di uscire dal commissariato e di rientrare con la moglie Sue (che lo ha perdonato sia del tradimento che del misfatto compiuto in piena notte) a casa, ecco che Johnny si imbatte un'ultima volta in Mona, che a propria volta sta per cominciare a scontare la sua pena per aver ferito mortalmente il perfido MacDonald...

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Ritmo serrato, trama coinvolgente (dovuta a Jay Dratler, esperto di soggetti e sceneggiature thrilling che vedono in ballo inquietanti figure femminili: a lui si devono pure, tra gli altri, i dialoghi di Vertigine, ossia Laura, film ricordato anche per la celeberrima canzone dedicata alla protagonista), attori bravissimi: davvero un'ottima scelta, da parte della RAI, quella di inserire Tragedia a Santa Monica nella lista dei primi lungometraggi cinematografici da trasmettere per televisione. Non ci sono ancora indici di gradimento e di ascolto ufficiali (arriveranno fra qualche tempo), ma crediamo che, sia nelle poche case private che nei tanti bar provvisti di apparecchio, il lavoro di Andrè De Toth sia stato molto apprezzato quella sera.

Altresì, speriamo che pure voi abbiate gradito la visione da noi offertavi quale esempio degli alti livelli qualitativi che sin dall'inizio, e per i primi tre decenni, hanno caratterizzato le trasmissioni televisive di film da parte dell'Ente di Stato.

Vi salutiamo caramente, quindi, dandovi appuntamento al più presto con un nuovo palinsesto commentato della TV (o della radio) di ieri.

CBNeas

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