domenica 9 giugno 2013

Domenica 27 maggio 1973 (Radio - 2)



POMERIGGIO

PROGRAMMA NAZIONALE

14,30  CAROSELLO DI DISCHI
15,00  GIORNALE RADIO
15,10  MUSICA ALL'ARIA APERTA
15,30  POMERIGGIO CON MINA
           Programma della domenica dedicato alla musica con presentazione di Mina a cura di Giancarlo Guardabassi
     -    Cedral Tassoni S.p.A.

SECONDO PROGRAMMA

14,30  COM' E' SERIA QUESTA MUSICA LEGGERA !
           Opinioni a confronto di Gianfilippo de' Rossi e Fabio Fabor
           Regia di Fausto Nataletti
15,00  LA CORRIDA
           Dilettanti allo sbaraglio presentati da Corrado
           Complesso di Roberto Pregadio
           Regia di Riccardo Mantoni
           (Replica dal Programma Nazionale)

                       Per il Friuli
14,30 - 15,00  IL FOGOLAR
                        Supplemento domenicale del Gazzettino per le province di Udine, Pordenone e Gorizia
                        Per l'Umbria
14,30 - 15,00  UMBRIA DOMENICA
                        Supplemento domenicale del Corriere dell'Umbria
                        Per la Basilicata
14,30 - 15,00  IL DISPARI
                        Supplemento domenicale del Corriere della Basilicata
           Per la Sardegna
14,30  FATELO DA VOI
           Programma di musiche richieste
15,10 - 15,30  MUSICHE E VOCI DEL FOLKLORE ISOLANO
                        Canti algheresi
                        Per la Sicilia
15,00 - 16,00  QUASI UN INCONTRO

TERZO PROGRAMMA

15,30  GIORNI DI VERITA'
           Dramma in tre atti di Riccardo Bacchelli
           Compagnia di prosa del Teatro del Convegno di Milano
           con Cesarina Gheraldi, Franco Morgan, Franca Nuti, Leonardo Severini, Carlo Ninchi, Cecilia Sacchi
           Regia di Leonardo Bragaglia

MONTECENERI - SVIZZERA

I Programma

14,45  MUSICA RICHIESTA
15,15  SPORT E MUSICA

II Programma

14,35  MUSICHE DI SATIE
14,50  LA "COSTA DEI BARBARI"
           Guida pratica, scherzosa per gli utenti della lingua italiana
           a cura di Franco Liri
           Presenta Febo Conti 
           con Flavia Soleri e Luigi Faloppa
           (Replica dal Primo Programma)
15,15  MUSICHE DI POULENC E DITTERSDORF
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Eccoci ritornati dall'Est europeo: è stata un'esperienza veramente particolare, che ci ha messi di fronte a una realtà complessa, difficile e quasi inaccettabile per noi occidentali, in genere abituati a comfort e ricchezze di ogni sorta e dimensione. Forse, però, un breve soggiorno in Bielorussia (dove eravamo noi) o in altri stati ex-sovietici può essere un salutare bagno di umiltà, con questo a tu per tu con l'agricoltura e le attività meccaniche quali principali fonti di sostentamento e città come Babrujsk che a noi italiani ricordano, grosso modo, certi angoli di Roma dei primi anni Sessanta e precisamente i quartieri che allora sorgevano sulla via Nomentana, ben documentati sia nei film del periodo che nei bellissimi caroselli di Luciano Emmer intitolati Un sentimento di sicurezza, di cui parlammo dettagliatamente qui giusto due anni fa (http://ilfocolare-radiotv.blogspot.it/2011/06/sabato-10-giugno-1961.html).

Pur se eravamo all'estero, non potevamo certo dimenticare il nostro Focolare, presentato agli amici bielorussi che ci ospitavano come una parentesi distensiva per conoscere il passato della nostra cultura, popolare e non, attraverso radio e televisione (Carosello - quello storico, s'intende - è piaciuto molto a loro)... e intanto ci informavamo su come veniva accolta la prima delle tre parti predisposte per celebrare la radio del 27 maggio 1973, dedicata all'amico Sergio Mannu che ricordava la propria sortita preadolescenziale al Gamberetto.

Rientrati in Italia, ecco una giusta precisazione che solo da un orecchio così sensibile e predisposto nel riconoscere gli annunciatori radiofonici come Davide Camera poteva scaturire: avevamo scambiato la voce di Tina Lavagna con quella di Maria Brivio... differenza peraltro impercettibile. Avremmo dovuto procurarci i vinili anni '60 della fiabe lette dalla stessa Lavagna per accorgercene a nostra volta e cogliere la sfumatura atta a distinguerla dalla sorella del Gufo poi passata in televisione. Ad ogni modo, ringraziamo pubblicamente l'infaticabile amico veneziano che ha partecipato più volte al nostro Focolare e che aspettiamo presto di nuovo con noi, pronto a fornirci nuove indicazioni, nuovi insegnamenti su quella che fu la radio durante la nostra infanzia (anni Sessanta - Settanta pre-riforma).
...e a proposito di annunciatori, restiamo nel bel gruppo di Radio Milano, formatosi presso l'ottima scuola di recitazione della grande attrice lombarda Esperia Sperani (la quale proprio sul finire del 1973 se ne sarebbe andata): per dare un volto alla voce da noi scelta ci siamo dovuti accontentare praticamente di una foto-tessera... non c'era davvero di meglio a disposizione, purtroppo. Che si tratti di un discendente dell'omonimo marchese fiorentino, storico e politico dell'Ottocento, non ci è dato sapere: conosciamo nome e cognome, Gino Capponi, e ne riconosciamo la calda voce in molte pubblicità di Carosello, come quella della Cedrata Tassoni che va in onda in quei giorni e che vede come protagonista assoluta Mina, con le sue canzoni. C'è di più: la Tassoni sponsorizza una trasmissione radiofonica domenicale che alla vigilia del Capodanno 1974, dopo sette anni esatti di onorato servizio, chiuderà i battenti, Pomeriggio con Mina, sulla quale ci soffermeremo a lungo più avanti. Ricordiamo solo che anche qui è Capponi, assieme alla Lavagna o alla Brivio, a leggere il comunicato pubblicitario che precede, inframmezza e conclude il seguitissimo programma. Inoltre è proprio l'elegante Gino (e non il suo collega Mario Malagamba, come da altre parti abbiamo letto) a sostenere il ruolo della voce stentorea del GR nel disco di 29 settembre, la celeberrima canzone di Lucio Battisti che nel 1967 fu un trionfo per l'Equipe 84 di Maurizio Vandelli.

Eccoci ora alla musica. Parlavamo già nello scorso intervento dei numerosi prosèliti dello stile indelebile di Pop corn: nel Carosello di dischi strumentali di quella domenica pomeriggio troviamo al riguardo due esempi che prendono spunto da motivi già noti, il primo dei quali è Apache, il famoso hit di una dozzina d'anni prima degli Shadows. Alle chitarre elettriche del complesso inglese di Hank Marvin subentra il sintetizzatore di Rod Hunter:


Prima della successiva imitazione di Pop corn riserviamo un angolino a Franck Pourcel, il grande direttore d'orchestra francese che, grazie alla partecipazione come ripetitore a Sanremo '72 (ruolo ricoperto poi da Raymond Lefevre, ma con decisamente minor fortuna), ha visto crescere notevolmente le proprie quotazioni sul mercato discografico italiano. Ecco come egli riarrangia Song sung blue di Neil Diamond:


Si sottopone al trattamento - Pop corn nientemeno che la Habanera dall'opera lirica Carmen di Georges Bizet, che, con buona pace dei melomani, diventa Carmen Brasilia, per l'esecuzione del complesso Revolution System:


Bisogna adeguarsi ai tempi per avere sempre più ascoltatori, c'è poco da fare: ne è fermamente e da sempre convinto il tedesco Bert Kaempfert, che arrangia e dirige Stoney end, brano dell'eclettica musicista pop nordamericana Laura Nyro.


Musica come elisir di lunga vita: Lionel Hampton, vibrafonista attivo sin dagli anni della Grande Depressione, attraverserà tutto il XX secolo, anche scoprendosi tastierista elettronico in età assai avanzata... ma questo avverrà negli anni '80. Per ora ecco il timbro chiaro e limpidissimo del vibrafono più famoso di ogni tempo alle prese con Soulful autumn:


Eccoci dunque a Pomeriggio con Mina, rubrica che da poco ha modificato il proprio impianto sia formale che contenutistico: per presumibili impegni altrove, Giorgio Calabrese ha lasciato da poche settimane il posto di interlocutore in studio della Tigre, per l'occasione persuasiva DJ con l'inconfondibile accento padano un po' nasale, a Giancarlo Guardabassi, ma è rimasto Elio Gigante a presentare, come accade sin dal lontano primo numero del Capodanno 1967, i dischi incisi dalla più famosa cantante italiana di musica leggera di tutti i tempi.
Scaletta assai variegata, in cui il pop, il jazz, la canzone d'autore, il rock e perfino un po' di musica classica convivono senza problemi. Proprio con un brano classico, ma riarrangiato in chiave moderna da un bizzarro musicista ispano-argentino morto suicida anni dopo, ancora molto giovane, Waldo De Los Rios, si apre quella puntata di 40 anni e circa quindici giorni fa: lo Scherzo musicale K. 522 di Wolfgang Amadeus Mozart.


Mentre tutti aspettano il nuovo LP dal titolo Storia di un impiegato, Fabrizio De Andrè propone in formato 45 giri una personale rivisitazione in lingua italiana della struggente Suzanne di Leonard Cohen:


Ecco ora per la prima volta in scena la padrona di casa, qui impegnata in una personale interpretazione di un successo d'Oltreoceano, inserita nel 33 giri dell'anno prima Cinquemilaquarantatre: il motivo in questione s'intitola Delta Lady.


Gli anni '50 fanno la parte del leone quel pomeriggio, con il ripescaggio di artisti che cambiarono il gusto musicale in quel periodo, avvicinandolo spesso alle mode provenienti dagli States. Uno che non solo provvide a mutare il modo di interpretare la canzone napoletana, modernizzandola ritmicamente, ma che addirittura riuscì ad entrare nelle classifiche nordamericane grazie a questo sound, fu Renato Carosone con il suo complesso. Del musicista partenopeo, che da dieci anni non si fa più vedere ne sentire, nessuno immagina la clamorosa rentrèe del 1975 e spesso si ascoltano i suoi dischi come se fossero reperti archeologici, appartenenti ad un'epoca che sembra non tornare mai più. Comunque è un piacere ritrovare, per esempio, la voce del batterista Gegè Di Giacomo in T'è piaciuta, canzone umoristica che, sotto sotto, assume venature divorziste:


Non può mancare uno dei successi internazionali di Carosello-Carosone, Tu vuo' fa' l'americano, dedicato dall'Autore e dal paroliere Nicola Salerno a uno studente di Legge venuto a Napoli dalla Puglia, capace di sonare molti strumenti musicali e soprattutto amante del jazz, un certo Lorenzo Arbore. Ricordiamo la versione in lingua inglese, interpretata da Sophia Loren nel film del 1960 La baia di Napoli ("It started in Naples" ), girato dal regista statunitense Melville Shavelson, una delle ultime interpretazioni di Clark Gable. Ad ogni modo, ecco a voi Renato Carosone e il suo sestetto, con Gegè Di Giacomo alla batteria, Piero Giorgetti al contrabbasso, Raf Montrasio alla chitarra e una piccola ma brillante sezione di fiati:


...e come dimenticare il toscano Marino Marini, arrivato anch'egli a conquistare le platee del globo ? Tra i tanti fans ce n'era uno di Liverpool, tale Mister Jim Mc Cartney, in gioventù musicista e padre di... inutile dirlo... . La voce di Ruggero Cori, in tutte le lingue (in inglese Come back to me; in francese Maman, c'est toi la plus belle du monde, eccetera), interpreta una canzone che dal 1956 non conosce tramonto, La più bella del mondo:


Girando per il mondo, non potevano sfuggire a Marino Marini motivi internazionali da italianizzare e portare al successo da noi: ad esempio, C'est ecrit dans le ciel di Bob Azzam, diventato nel 1960 Era scritto nel cielo.


Un breve intervallo prima di tornare all'epoca d'oro del night-club: la grande romanza da salotto di Francesco Paolo Tosti, compositore italiano di casa a Buckingam Palace, alla corte della regina Vittoria e poi di re Edoardo (quindi a cavallo tra i due secoli), Ideale, nell'interpretazione di un giovane Giuseppe Di Stefano, un 78 giri inciso sul finire della Seconda Guerra Mondiale e ristampato da poco a 33 giri dalla EMI.


Il mito della musica leggera italiana anni Cinquanta è e rimane senza dubbio Fernando Fred Buscaglione, compositore piemontese rivelatosi, con la complicità del paroliere Leo Chiosso, il primo grande duro espresso dalla nostra canzone, diventato ben presto leggenda a seguito del tristemente noto incidente d'auto avvenuto in una gelida alba romana di un qualsiasi mercoledì di febbraio. Vero e proprio anticonformista, pronto a porgere, con la sua inconfondible voce roca, storie ironicamente ispirate ai racconti, ai romanzi e ai lungometraggi polizieschi statunitensi, fu forse il primo nostro artista a condurre una vita spericolata, quando Vasco Rossi era solo un bimbetto che sicuramente, oltre a cantare La luna nel rio ed altri banalotti motivi dell'epoca, si lasciava trascinare dallo stile davvero originale del favoloso Fred, la cui canzone più famosa rimane senza dubbio Eri piccola così, esplosa nel 1958:


Buscaglione, accompagnato dai fidi musicisti torinesi dell'orchestra Asternovas, aveva anche sperimentato alcuni interessanti ammodernamenti di successi degli anni '30 - '40, come la Non partir di Giovanni D'Anzi eseguita a terzine (immediatamente ripresa da Tony Dallara e, guarda caso, da Mina agli esordi, quegli esordi che ella ha raramente ricordato negli anni più maturi, limitandosi a salvare solo un paio di pezzi validi):


Mina è a propria volta nuovamente di scena, ma non con una registrazione del 1958-'59, bensì con la sua interpretazione di Nessuno al mondo pubblicata nel 1970, dal 33 giri Quando tu mi spiavi in cima ad un batticuore... :


La parentesi anni Cinquanta termina definitivamente riascoltando Don Marino Barreto jr., cubano che in Italia trovò gloria e amore. Morto ancor giovane a fine 1971, Barreto è ricordato dai più per un 45 giri lanciato nel maggio del 1959 e rimasto per un anno tra i dischi più venduti. Esso contiene due canzoni veramente celebri: Arrivederci, di Giorgio Calabrese e Umberto Bindi, e questa struggente Angeli negri, versione di un pezzo latino-americano di qualche tempo prima, che Barreto interpreta con convinzione e visibile (anzi, ben udibile) commozione:


Non può mancare in Pomeriggio con Mina anche un po' di sano pop della seconda metà degli anni Sessanta, con una canzone per la quale è superflua ogni presentazione. Basti solo dire A whiter shade of pale, eseguita dai Procol Harum:


Anche Bob Dylan rientra nel novero degli ospiti fonografici di quella domenica minosa: eccolo in Just like a woman.


Ancora una volta la parola passa ad Elio Gigante, il quale ha il compito di introdurre una Mina brasiliana, alle prese con la versione italiana di un motivo di Jorge Ben e Toquinho, Que maravilha:


Vengono presentate anche le ultime incisioni di Satchmo, alias - manco a dirlo - Louis Armstrong: a quasi due anni dalla scomparsa del popolarissimo cantante e solista di cornetta jazz, vengono recuperate delle interpretazioni inedite o quasi per l'Italia, la prima delle quali è la famosissima e dolce What a wonderful world ! preceduta da una breve introduzione parlata, forse un po' semplicistica, ma la cui morale è chiara ("Molti di voi mi hanno chiesto cosa io voglia intendere per mondo meraviglioso, di fronte alle guerre, alla fame, all'inquinamento atmosferico. Vi rispondo che il mondo sarebbe meraviglioso se ad esso noi tutti dessimo l'opportunità dell'amore. Se ci volessimo tutti più bene, risolveremmo davvero tanti problemi e il mondo sarebbe sempre migliore"):

 
Da brividi la versione armstronghiana di We shall overcome, che si avvale di un gruppo eccezionale di coristi, tra i quali spiccano il cantante Tony Bennett e perfino quattro musicisti jazz che mettono da parte per una volta gli strumenti per unirsi assieme a Satchmo nell'intonare in coro dell'inno dell'uguaglianza tra bianchi e neri d'America. Essi sono l'anziano chitarrista Eddie Condon, il sassofonista Ornette Coleman, il trombettista e chitarrista Bobby Hackett e il grandissimo trombettista Miles Davis:


Ora è la volta di un brano che si rivelerà un vero e proprio plagio, anche se ancora sono ben pochi ad accorgersene in Italia: Il primo appuntamento, canzone incisa da Wess Johnson e firmata da lui stesso assieme a Natale Massara e a Cristiano Minellono, altri non è che la riscrittura di un grosso successo statunitense (ma praticamente ignorato da noi) dell'anno precedente, If you don't know me by now di Harold Melvin and the Blue Notes (motivo che conoscerà una seconda giovinezza nel 1989 per merito di Mick Hucknall e i Simply Red). Ad ogni modo, la 15a raccolta del sassofonista lombardo Fausto Papetti comprende una versione in cui lo strumento si sostituisce alla voce di Wess, mantenendo la medesima base orchestrale e corale (d'altronde, sia Wess che Papetti appartengono alla stessa casa discografica, la Durium):


Pomeriggio con Mina si avvia al termine: rimangono ancora pochi dischi da trasmettere, il primo dei quali è... l'ultimo della giornata scelto tra i tanti della più recente produzione della stessa conduttrice, Fate piano di Shel Shapiro.


Curioso il titolo del motivo della cantautrice inglese Lynsay De Paul, Sugar me:


Mina, Giancarlo Guardabassi ed Elio Gigante danno appuntamento agli ascoltatori alla domenica successiva con una delicata pagina orchestrale che a noi piace particolarmente (a parte l'infelice versione cantata in italiano da Raffaella Carrà). Si tratta di un brano composto dal musicista scozzese Johnny Harris nel 1969, quasi a suggello dello sbarco sulla Luna: infatti il titolo è Footprints on the moon, che vuol dire Impronte sulla Luna.


Abbiamo così concluso questa seconda parte: la terza, che licenzieremo fra qualche giorno, chiuderà la panoramica sulle radiotrasmissioni del 27 maggio 1973 e comprenderà davvero di tutto: canzoni, opere liriche, musica classica, notizie sportive... una vera ghiottoneria per nostalgici, soprattutto dei dischi a mach due... e scusate se è poco ! ! !

A prestissimo e, poichè sono le nove del mattino di domenica 9 giugno quando terminiamo di scrivere il presente post, buona festa a tutti ! ! !

CBNeas

Non dimenticate

LUNARIO DEI GIORNI DI TELE
di Cesare Borrometi
                             

  La TV degli anni d'oro come non è stata mai narrata


Con il passare degli anni crescono sempre più la nostalgia e l'interesse per la vecchia TV di qualità: appositi canali digitali, siti Internet dedicati, pubblicazioni periodiche, tanto nelle edicole quanto nei negozi specializzati; DVD contenenti, tutte o in parte, storiche trasmissioni di ieri, libri a carattere storico-rievocativo godono di un pubblico scelto, appassionato e spesso anche esigente. Eppure c’era una lacuna da colmare: un almanacco, un lunario che raccogliesse, giorno per giorno, una vasta gamma di programmi di quel periodo d’oro, dal varietà allo sceneggiato, dalla pubblicità all’informazione, dalla TV dei ragazzi al teatro e alla cultura, lo sport e via dicendo. In tutto 366 titoli, uno per ogni giorno dell’anno, scelti in base alla relativa data di trasmissione (o di inizio serie per i programmi a puntate) o ad eventi particolari atti a determinarne il successo, e corredati da schede tecniche, presentazioni e commenti. Questa lacuna viene oggi colmata da Cesare Borrometi, ideatore di una formula che senz’altro cambierà il modo di gestire la storiografia sull’argomento: fermo intendimento dell’autore è di produrre nel tempo ulteriori libri del genere, fornendo all’appassionato, allo studioso e al curioso un panorama il più possibile preciso dei giorni, dei mesi e degli anni che hanno visto sbocciare trasmissioni e personaggi di fama del “piccolo schermo" da riscoprire e rivalutare.


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