domenica 31 gennaio 2010

Sabato 1° febbraio 1969

NAZIONALE

trasmissioni scolastiche

La RAI-Radiotelevisione Italiana, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, presenta
SCUOLA MEDIA
Francese
Prof.ssa Giulia Bronzo
10,30-10,50 UN PETIT PORT DE PECHEURS EN NORMANDIE
11,10-11,30 NOUS COUPERONS LA HAIE
11,50-12,10 LE MISTRAL
Inglese
Prof.ssa Maria Luisa Sala
10,50-11,10 MAKING A KITE
11,30-11,50 TRAVELLING IN LONDON
12,10 THE PAINT SPRAY

meridiana
12,30 SAPERE
Profili di protagonisti
coordinati da Silvano Giannelli
Storia: Roosevelt
a cura di Luigi Silori e Luigi Somma
Consulenza di Leo Wollemborg
Realizzazione di Salvatore Baldazzi
(Replica)
13,00 OGGI LE COMICHE
Lavori forzati
con Stan Laurel e Oliver Hardy
Prod. Hal Roach
Le avventure di Romeo
Realizzazione di Mose e H. Gruel
- Romeo domatore
- Romeo in prigione
- Romeo mozzo
13,25 PREVISIONI DEL TEMPO
In studio Edmondo Bernacca
BREAK (Olio dietetico Cuore - Baci Perugina)
13,30 - 14,00 TELEGIORNALE

trasmissioni scolastiche
15,00 REPLICA DELLE TRASMISSIONI DEL POMERIGGIO

per i più piccini
17,00 GIOCAGIO'
Rubrica realizzata in collaborazione con la BBC
Presentano Elisabetta Bonino e Saverio Moriones
Regia di Marcella Curti Gialdino
17,30 SEGNALE ORARIO
TELEGIORNALE
Edizione del pomeriggio
ed
ESTRAZIONI DEL LOTTO
GIROTONDO (Silan - Pavesini - Acqua Sangemini - Invernizzi Susanna)

la TV dei ragazzi
17,45 CHISSA' CHI LO SA ?
Spettacolo di indovinelli
a cura di Cino Tortorella
Presenta Febo Conti
Regia di Cino Tortorella

ritorno a casa
GONG (Caffè decaffeinato Cuoril - Rowtree)
18,45 ANTOLOGIA DI ALMANACCO 1968
a cura di Sergio Borelli, Angelo Narducci e Giovanni Tantillo
19,10 SETTE GIORNI AL PARLAMENTO
a cura di Willy De Luca
19,35 TEMPO DELLO SPIRITO
Conversazione religiosa
a cura di Don Ivan Natalini

ribalta accesa
19,50 TELEGIORNALE SPORT
TIC-TAC (Industria Alimentare Fioravanti - Omogeneizzati Gerber - Deodorante Sniff - Lotteria di Agnano - Prodotti S. Martino - Casa Vinicola F.lli Castagna)
SEGNALE ORARIO
CRONACHE DEL LAVORO E DELL'ECONOMIA
a cura di Franco Colombo
ARCOBALENO (Milkana Cortina - Elettrodomestici Ariston - Fertilizzante 10 + 10 + 10 - Terme di Recoaro - Wafers Pala d'Oro - Hanorah Keramine H)
IL TEMPO IN ITALIA
20,30 TELEGIORNALE
Edizione della sera
CAROSELLO
(1) Detersivo Dash - (2) Kambusa Bonomelli - (3) Linetti Profumi - (4) Valda
Laboratori Farmaceutici - (5) Brodo Liebig
I cortometraggi sono stati realizzati da : 1) Brera Film - 2) Vision Film - 3)
Vision Film - 4)Politecne Cinematografica - 5) B. L. Vision
21,00 EUROVISIONE
Collegamento tra le reti televisive europee
Qui Sanremo:
SERATA FINALE DEL XIX FESTIVAL DI SANREMO
organizzato dalla Società A.T.A.
Presenta Nuccio Costa con Gabriella Farinon
Ripresa televisiva di Lino Procacci
Nell'intervallo (ore 23,00 circa)
DOREMI' (Prodotti Conservati Al.Co - Finegrappa Libarna - Lucido Nugget)
TELEGIORNALE
Edizione della notte

SECONDO

14,00 - 16,30 EUROVISIONE
Collegamento tra le reti televisive europee
AUSTRIA: Saint Anton
SPORT INVERNALI: ARLBERG KANDAHAR
Slalom femminile e discesa maschile
Telecronista Giuseppe Albertini

18,30 - 19,30 SAPERE
Orientamenti culturali e di costume
coordinati da Silvano Giannelli
UNA LINGUA PER TUTTI
Corso di tedesco
a cura del Goethe Institut
Realizzazione di Lella Siniscalco Scarampi
Replica della 14ma e 15ma trasmissione

21,00 SEGNALE ORARIO
TELEGIORNALE
Edizione del 2°
INTERMEZZO (Olita Star - Vasenol - I.F.I. - Pomodori preparati Althea -
Nescafè Gran Aroma - Olà Biologico)
21,15 INCONTRI 1969
a cura di Gastone Favero
AURELIO MILLOSS: IL SOGNO DELLA RAGIONE
Servizio di Alfredo Di Laura
DOREMI' (R.D. ricolorante per capelli - Cera Grey)
22,15 DOSSIER MATA HARI
di Bruno di Geronimo e Mario Landi
Collaborazione alla sceneggiatura di Renè Masson e Sam Wagenaar
con Cosetta Greco e Gabriele Ferzetti
e con Nando Gazzolo, Evi Maltagliati, Arnaldo e Carlo Ninchi
Musiche di Guido Relly
Scene di Ferdinando Ghelli
Costumi di Giulia Mafai
Regia di Mario Landi
Ultima puntata
(Replica di una trasmissione del 1967)
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E' arrivato febbraio, mese corto e malandrino in cui l'inverno si fa ancora sentire molto prima di entrare in agonia. Febbraio è il mese delle maschere e della baldoria (l'atmosfera carnascialesca è molto sentita in quest'angolo di Piemonte da dove quotidianamente trasmettiamo i post del nostro Focolare: praticamente ogni località ha il suo Carnevale, con i suoi personaggi simbolici), ma è anche il mese del più discusso, amato, odiato, criticato, seguito, incensato, snobbato certame canoro nostrano: il Festival di Sanremo. Tra una quindicina di giorni cominceranno le ostilità di una sessantesima edizione che già occupa le pagine degli spettacoli di quotidiani e settimanali d'opinione, ma non tanto per l'aspetto musicale, che pare freghi poco a tutti, bensì per quello televisivo, che una volta aveva solo una funzione di contorno o quasi. Come nel 1969, con l'organizzazione di Ezio Radaelli alla testa dell'ATA, dopo anni di incontrastato dominio da parte di Gianni Ravera, e con in più la paura di scontri e contestazioni da parte degli studenti, disordini atti a disturbare il regolare svolgimento delle tre serate. In effetti, in quei freddi giorni a cavallo tra il gennaio ed il febbraio del '69, il clima davanti al Casinò Municipale (allora sede della gara: il Teatro Ariston arriverà nel 1977) sembra quasi da stato d'assedio, al che Radaelli escogita assieme al regista televisivo Lino Procacci ed ai tecnici della RAI torinese addetti alle riprese un piano alternativo: la registrazione integrale delle prove generali da mandare in onda qualora lo spettacolo serale fosse disturbato da turbe di facinorosi. In effetti qualcosa succede, ma comunque fuori dal Casinò, per cui la trasmissione live può procedere senza intoppi nell'arco di tutte e tre le serate.
Alla vigilia scoppia il caso della presentatrice: assoldato senza problemi Nuccio Costa, l'affettato e garbato aretuseo che dai microfoni di Radio Catania si è trovato improvvisamente catapultato in veste di conduttore del Cantagiro, diventandone il presentatore ideale (oltre che il cocco di Radaelli), sembra che la primadonna debba essere Sylva Koscina, tanto che alcuni settimanali non specializzati pubblicano nella locandina TV il nome dell'attrice italo-croata. Senonchè la Koscina si ritira (calcherà il palco del Salone delle Feste tre anni dopo, assieme a Mike ed a Villaggio) ed allora si punta tutto su Gabriella Viso d'angelo Farinon, che da poco si è licenziata da dipendente RAI per diventare libera professionista: per la bionda presentatrice vicentina sarà un trionfo personale, tanto che ella verrà da quel momento chiamata a condurre il Festival altre due volte (una con Bongiorno e l'altra con Mantoni: con quest'ultimo poi costituirà l'inossidabile tandem di presentatori del Disco per l'Estate di Saint Vincent, ma di questo parleremo senz'altro nel mese di giugno).
Un altro problema preoccupa i discografici: le vendite dei dischi di Canzonissima, conclusasi appena tre settimane prima, stanno andando benissimo: aggiungere a tamburo battente il parco delle nuove incisioni sanremesi potrebbe determinare un giusto quanto improvvido cambiamento di rotta nei gusti degli ascoltatori. Pertanto, se fino a quel momento il Festival precedeva il Carnevale, anche per permettere agli orchestrali di imparare le nuove canzoni in tempo per i veglioni in maschera, dal 1970 (lune piene primaverili permettendo) lo seguirà: la ferrea legge del marketing discografico lo impone.
Alla fine, come ben sapete, vince Zingara, brano melodico moderno che il fra pochissimo papà Gianluigi Morandi ha riveduto e corretto, ma che non ha voluto firmare per non inflazionarsi, regalando la propria parte di diritti d'autore al vero paroliere, Luigi Albertelli, ed al vero compositore, Enrico Riccardi. Bobby Solo ne è primo interprete (e nel disco Morandi figura come semplice chitarrista d'orchestra, regolarmente accreditato) e sua compagna è Iva Zanicchi, che forse convince ancora di più del partner, tanto che ancor oggi Zingara figura regolarmente nel repertorio dell' aquila di Ligonchio (70 anni appena compiuti e portati alla grande). La toscanaccia Nada Malanima, appena quindicenne, si rivela con Ma che freddo fa ! e diventa la vincitrice morale della tenzone a coppie (suoi alleati sono quel simpaticone di Shel Shapiro - da noi conosciuto a Milano due anni fa e che salutiamo affettuosamente - ed i suoi amici Rokes, ormai in declino). Alla fine della strada passa inizialmente inosservata, ma poi Tom Jones la incide in inglese con il titolo di Love me tonight e diventa un hit mondiale. La stessa sorte tocca a Non c'è che lei. Stevie Wonder impressiona tutti per il suo virtuosismo in qualità di armonicista, anche se il brano Se tu ragazza mia, firmato da Gabriella Ferri (che ovviamente ne è pure la prima interprete), anticipa il folk revival, non ancora alla portata di tutti, e viene quindi escluso dalla finalissima. C'è anche Lucio Battisti con l'allegra e fresca Un'avventura, ripetuta in inglese da Wilson Pickett (quello di Deborah dell'anno prima): a proposito di voci soul, ecco un trio di ragazze, le Sweet Inspirations. Una di esse si chiama Cissy ed ha una bimbetta di cinque anni e mezzo di nome Whitney, destinata a seguire le orme materne ed a diventare a propria volta una star mondiale. Infine ecco la nostra preferita, seconda classificata (anche se meritava forse la palma della vittoria): Lontano dagli occhi, scritta ed interpretata con la consueta bravura da Sergio Endrigo (per la ripetizione arriva dal Regno Unito una graziosa biondina, Mary Hopkin, pupilla dei Beatles, che però sembra non credere troppo alla forza di questa canzone italiana moderna: ignoranza della lingua o cos'altro ?).
L'Almanacco illustrato del Festival di Sanremo, pubblicato lo scorso anno dalla Panini e ben realizzato da Edmondo Anselmi (alias Sava Savanoviç), offre una ricca antologia di aneddoti, dichiarazioni, commenti legati a questa ed alle altre edizioni festivaliere. Supponiamo ed auspichiamo che, in prossimità della nuova edizione, stia per uscirne una versione aggiornata, riveduta e corretta, che tenga conto di qualche imprecisione, come quella inerente al famoso articolo di Umberto Eco, che abbiamo sottomano proprio in questo momento nella sua versione originale. Ci auguriamo che siano state corrette sia la fonte bibliografica di riferimento, che non è L'Espresso, bensì il Radiocorriere TV (n. 4 del 1969,pag. 26-27), sia l'epoca del presunto archivista che l'illustre docente piemontese tira in ballo alla fine della sua analisi (che è dell'anno Tremila anzichè del Duemila). Ad ogni modo, come chiusura di questo post, ve ne offriamo un'ampia sintesi:
Ogni anno, quando si avvicina la data fatidica di Sanremo, gli uomini di cultura si sentono impegnati in una severa battaglia. Il processo alle parole delle canzoni. Dico questo senza voler moralizzare, perchè io stesso ho partecipato più volte a questa crociata. Nè intendo ora avanzare il sospetto che fosse senza senso. Vorrei solo aggiustare il tiro. (...)
Su ventiquattro canzoni, nove parlano di un amore presente; undici di un amore assente, tre di un amore impregiudicato e una sola parla di qualcosa connesso con l'amore ma abbastanza diverso (ed è "Una famiglia" di Alberto Testa, dove si tenta un tema inabituale: il giudizio di un figlio sul rapporto tra i genitori). (...) (...) occorre stare attenti a non fare del moralismo. Indubbiamente l'amore è una cosa importante e d'altra parte è più facile che ricorra a una canzone chi è innamorato che non chi ha subìto un tracollo in borsa. Ma il problema è che l'amore "non è" quello di cui parlano le canzoni. O almeno, queste canzoni. Raramente l'amore si risolve in un rapporto a due, da cui il resto del mondo sia escluso. Il resto del mondo si inserisce nel rapporto e gli conferisce la sua qualità specifica, gioiosa o drammatica. Innanzitutto c'è quel resto del mondo che è il sesso(...). In secondo luogo l'amore è intessuto alla situazione concreta dei due amanti: io ti perdo perchè io son Montecchi e tu Capuleti; io non posso amarti perchè ho tre figli da mantenere e ottantamila al mese di stipendio; tu parti perchè vai in Viet Nam a combattere; io ti amo perchè tutti e due diamo una tesi di laurea sull'economia keynesiana; io non posso venire con te perchè domani devo timbrare il cartellino, altrimenti mi licenziano, e se no tutti e due andavamo alle Hawaii ma io non sono Onassis; oppure, io ti amo perchè " sei" Onassis (e perchè no, è amore anche questo). Continuare a imporre una immagine dell'amore come isolamento assoluto dal mondo significa snaturare il rapporto affettivo, che è un modo originale di stare insieme (o di non poterci stare) in questo mondo, così come si presenta (oppure esigendone, in forza del nostro amore, uno diverso). (...)
Gli autori di canzoni possono rispondere che il pubblico vuole solo prodotti di questo genere. Ma l'argomento dell'idiozia del pubblico è offensivo persino per chi lo usa. Tanto che c'è da domandarsi se sia l'unica spiegazione. E se il costume del paroliere non celi un progetto pedagogico che, certo, sfugge persino a lui, ma non per questo non fa parte di un sistema di persuasione globale. (...)
Io immagino il fastidio del lettore tranquillo, che vuole cantare in pace le sue canzoni, senza che gli venga insinuato il sospetto che anche quelle sono importanti e che anche su quelle bisogna esercitare il nostro giudizio di uomini liberi. Ma immagino anche l'archivista dell'anno Tremila che dovrà collocare queste canzoni decidendo se appartengano o no all'anno che ha visto il volo sulla Luna, il trapianto del cuore, la guerra in Medio e in Estremo Oriente, la contestazione giovanile, l'irrequietudine religiosa, i fatti di Praga. Gli mancheranno i dati, i punti di riferimento. Non sarà forse perchè il compito delle canzoni era quello di farceli perdere ?

Analisi profonda e, come avete visto, in fondo tutt'altro che datata. Attendiamo magari le vostre riflessioni al riguardo (ferme restando quelle inerenti ad altri aspetti non solo di quel Sanremo, ma anche del palinsesto di quel 1° febbraio di 41 anni fa).
Un caro saluto e un buon proseguimento di giornata.
CBNeas
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6 commenti:

tortlo ha detto...

Del "famoso" articolo di Eco sul Sanremo 1969 avevo letto sempre e soltanto l'ultimo pezzo, quello relativo all'archivista del Tremila. Estrapolato dal contesto l'ho sempre trovato inutilmente pretestuoso e fastidiosamente saccente, come tutti quelli di coloro che - accade anche oggi sul web - per fare capire quanto sono più intelligenti, moderni, acculturati e "avanti", sputano sul festival di Sanremo. Letto ora l'intero "pezzo" l'impatto è un po' meno irritante. Un po' meno. Ma se l'archivista del Tremila dovrà farsi un'idea basandosi solo sulle canzoni di Sanremo vuol dire che tutto il resto, compresi gli scritti di Eco, saranno stati ritenuti molto meno influenti, esaurienti, indicativi e, per questo motivo, eliminati e dimenticati. Viva il festival di Sanremo 1969.

b13ne ha detto...

Dei due presentatori di quel Sanremo, a parte il malizioso 'cocco di Ezio Radaelli', mi sono sempre chiesto se Grabriella Farinon si sia mai pentita di essersi licenziata da annunciatrice RAI.
Sembrava proiettata verso chissà quale carriera, e invece poi se ne son quasi perse le tracce.

In quanto alle disamine delle canzoni sanremesi secondo parametri completamente fuori luogo, erano tipiche dell'epoca.
Ne ricordo su qualche Radiocorriere anche l'analisi musicale secondo canoni classici. Così, mettere al microscopio i testi era un esercizio inutilmente pretenzioso.
Eco e gli altri sembravano lamentarsi perchè non riuscivano a ricondurre a un pensiero comune tutta la produzione musicale. Ma sono sempre esistite le canzoni di consumo e quelle più ricercate. Quelle di Sanremo appartenevano al primo gruppo, punto e basta. Ciò non toglie che esistesse anche altro, a cosa serve far finta di non saperlo?
In quanto all'ipotetico uomo del Tremila se troverà musica del '900 avrà di che sbizzarrirsi, magari troverà 'Zingara' o 'Baci baci baci', ma anche, spero, Ella Fitzgerald o Maria Callas. Quale proposta musicale avrebbe Eco per i posteri? La stessa di quarantuno anni fa?

CBNeas1968 ha detto...

"In quanto alle disamine delle canzoni sanremesi secondo parametri completamente fuori luogo, erano tipiche dell'epoca.
Ne ricordo su qualche Radiocorriere anche l'analisi musicale secondo canoni classici".(b13ne)
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Difatti, nel numero del Radiocorriere TV successivo a quello del celebre articolo di Umberto Eco, venne pubblicato un articolo del musicista italo-rumeno Roman Vlad, il quale praticamente stroncò tutte e 24 le partiture in gara al festival 1969, definendole nel loro insieme "rimasticature".

tortlo ha detto...

Per B13ne: Gabriella Farinon ha lasciato la Rai perché si è sposata con un ricco nobile. Non so se lo sia tuttora. Una figlia avuta dal primo marito è la giornalista Rai Barbara Modesti.
Cosa vuol dire "cocco di Ezio Radaelli"? Non ne sapevo nulla, se ho capito giusto. E anche di lui non ne ho saputo più nulla da allora, in effetti.
A CBNeas 1968: sarebbe interessante leggere anche l'articolo di Roman Vlad (ma mi rendo conto che questo non è un blog musicale). L'idea di riproporre pezzi presi dalle riviste dell'epoca, comunque, è ottima.

CBNeas1968 ha detto...

Per Tortlo: a proposito di Nuccio Costa ed Ezio Radaelli, definivo il presentatore siracusano "cocco" in quanto godeva sempre dell'appoggio del "patron" del mitico Cantagiro. In poche parole, se Radaelli organizzava un certo evento, anche diverso dalla competizione canora itinerante di inizio estate, eri quasi certo della presenza di Nuccio Costa (che, lo ricordo, è morto diciannove anni fa) in veste di relativo maestro di cerimonie.

Sava Savanović ha detto...

Letto. Appuntato. Chiedo venia per l'imprecisione, devo capire il perchè e spero ci sarà occasione per provvedere.

Quanto a Nuccio Costa, sta ai presentatori di Sanremo come George Lazenby sta a James Bond. Ma nel mio personale cartellino, anche grazie al fatto che gli toccarono due edizioni di notevole spessore, al contrario dei rimpianti Vianello e Corrado che dovettero cucinare ingredienti meno nobili, il savoir faire da maggiordomo del Costa me lo fa preferire a tanti più noti presentatori della kermesse.