giovedì 16 gennaio 2014

Venerdì 6 gennaio 1967 (Radio - 2)



POMERIGGIO - SERA

PROGRAMMA NAZIONALE


15,00  GIORNALE RADIO
15,10  ZIBALDONE ITALIANO (II parte)
           Cantano Milva, Bruno Martino, Edoardo Vianello, Bobby Solo, Rita Pavone e Domenico Modugno
15,45  RELAX A 45 GIRI
           (Ariston Records)
16,00  Programma per i ragazzi
           LA VERA STORIA DELLA BEFANA
           Radioscena di Umberto Stefani
16,30  CORRIERE DEL DISCO: Musica lirica
           a cura di Giuseppe Pugliese
16,59  BOLLETTINO PER I NAVIGANTI
17,00  CANTANDO IN JAZZ
17,45  TRIBUNA DEI GIOVANI
           a cura di Enrico Gastaldi
           Gioventù 1967
           Lo sport non è il "tifo" (Dibattito)
           Cronache giovanili
18,15  PER VOI GIOVANI
           Edizione speciale per l'Epifania
           presentata da Renzo Arbore
           (Settimanale Giovani)
19,16  RADIOTELEFORTUNA 1967
19,20  LIVIA LIVI: IL DUEMILA
19,30  LUNA-PARK
19,55  UNA CANZONE AL GIORNO
           (Antonetto)

           Per il Friuli-Venezia Giulia
19,30  SEGNARITMO
19,45 - 20,00  IL GAZZETTINO DEL FRIULI - VENEZIA GIULIA
           Per la Sardegna
19,30  PASSEGGIANDO SULLA TASTIERA
19,45 - 20,00  GAZZETTINO SARDO
           Per la Sicilia
19,30  IL GAZZETTINO DI SICILIA, 4a edizione

20,00  GIORNALE RADIO
20,15  APPLAUSI A...
           (Ditta Ruggero Benelli)
20,20  CONCERTO SINFONICO
           diretto da Francesco Cristofoli, con la partecipazione del pianista Garrick Ohlsson
           Musiche di Sibelius, Rachmaninoff, R. Strauss
           Orchestra Sinfonica di Roma della RAI
           Nell'intervallo: IL GIRO DEL MONDO
22,15  ERROLL GARNER AL PIANOFORTE
22,30  CHIARA FONTANA
           Un programma di musica folklorica italiana
           a cura di Giorgio Nataletti
23,00  GIORNALE RADIO - I PROGRAMMI DI DOMANI - BUONANOTTE

SECONDO PROGRAMMA

15,00  PER LA VOSTRA DISCOTECA
           (Juke-box Edizioni Fonografiche)
15,15  GRANDI DIRETTORI: BRUNO WALTER
15,55  DONNE DEL TEMPO PRESENTE
           Ginestra Amaldi, a cura di Mariangiola Castrovilli
16,00  MUSICHE VIA SATELLITE
           Musica leggera internazionale
16,35  TRE MINUTI PER TE, a cura di Padre Virginio Rotondi
16,38  ULTIMISSIME
17,00  BUON VIAGGIO
17,05  CANZONI NUOVE
           (Dal repertorio dei concorsi ENAL e UNCLA)
17,30  OPERETTA EDIZIONE TASCABILE
           LA VEDOVA ALLEGRA
           di Franz Lehar
           Interpreti: Elisabeth Schwarzkopf, Eberhard Waechter, Nicolai Gedda, Hanny Steffek.
           Orchestra e Coro Philharmonia di Londra diretti da Lovro Von Matacic
           Nell'intervallo (ore 17,55): NON TUTTO MA DI TUTTO
           Piccola enciclopedia popolare
18,30  NOTIZIE DEL GIORNALE RADIO
18,35  CANTA SERGIO ENDRIGO
18,50  APERITIVO IN MUSICA
19,23  ZIG-ZAG
19,30  RADIOSERA - SETTE ARTI
19,50  PUNTO E VIRGOLA
20,00  IL PERSONAGGIO
           Un programma di Carlo Silva presentato da Enzo Tortora
21,00  Peppino De Filippo presenta
           SCALA REALE
           Torneo musicale a squadre abbinato alla Lotteria di Capodanno
           con la partecipazione di Aba Cercato e Gianni Agus
           Testi di Castellano e Pipolo
           Finalissima
           Orchestra diretta da Mario Migliardi, con "I Cantori Moderni" di Alessandroni
           Regia di Romolo Siena
23,20  GIORNALE RADIO
23,30  CHIUSURA
23,35 - 6,25  NOTTURNO DALL'ITALIA

RETE TRE

15,20  PAGLIACCI
           Dramma in due atti
           Libretto e musica di Ruggiero Leoncavallo
           Con Joan Carlyle, Carlo Bergonzi, Giuseppe Taddei, Ugo Benelli, Rolando Panerai, Giuseppe Morresi e Franco Ricciardi.
           Direttore Herbert Von Karajan
           Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano
           Maestro del Coro Roberto Benaglio
           (Edizione discografica Deutsche Grammophon Gesellschaft)
16,35  MUSICHE DA CAMERA DI FRANZ SCHUBERT
17,00  IL CONCERTO PER VIOLINO E ORCHESTRA OP.64 DI FELIX MENDELSSOHN-BARTHOLDY
17,30  IL PONTE DI WESTMINSTER
           Immagini di vita inglese
           Specchio del mare
17,45  BOLLETTINO DELLA TRANSITABILITA' DELLE STRADE STATALI
18,00  IL MISTERO DEI TESORI NASCOSTI
           Conversazione di Raffaele Corsini
18,05  MUSICHE DI GABRIEL FAURE'

TERZO PROGRAMMA

18,30  LA MUSICA LEGGERA DEL TERZO PROGRAMMA
18,45  PICCOLO PIANETA
           Giancarlo Vigorelli, L'aria che tira...; Mario Luzi, La polemica è aperta su Maritain - Tellhard de Chardin - Carlo Betocchi, Nei giorni della piena (poesia) - Tullio De Mauro, Linguistica - Echi e verifiche
19,15  CONCERTO DI OGNI SERA
           Musiche di Viotti e Mozart

           Per il Trentino - Alto Adige
19,15  TRENTO SERA - BOLZANO SERA
19,30  'N GIRO AL SAS - CANTI POLIFONICI
            Coro Santa Cecilia di Trento
19,45  MUSICA SINFONICA
           Brani di Dukas e Debussy

20,30  CICLO SCIENTIFICO
           Le rette parallele e i loro enigmi
           a cura di Attilio Frajese
21,00  CABARET
           di Enrico Vaime
22,00  IL GIORNALE DEL TERZO - SETTE ARTI
22,30  IN ITALIA E ALL'ESTERO
           Selezione di periodici stranieri
22,40  IDEE E FATTI DELLA MUSICA
           Rassegna ragionata della stampa
           a cura di Gianfranco Zàccaro
22,55  LA POESIA NEL MONDO
           I poeti del cubismo, a cura di Franco Cavallo
           Blaise Cendrars
23,05  RIVISTA DELLE RIVISTE
23,15  CHIUSURA

MONTECENERI - SVIZZERA

15,00  ORA SERENA PER CHI SOFFRE
           di Aurelio Longoni
16,00  Piotr Iliç Ciaikowsky: SINFONIA N. 6 OP. 74 "Patetica"
17,00  CANZONETTE ITALIANE
17,30  TE' DANZANTE
18,05  CONCERTO DEL PIANISTA RODOLFO CAPORALI
           Musiche di Bach-Busoni e Casella
18,30  RITMI NEL MONDO
18,45  DIARIO CULTURALE
19,00  SASSOFONISTI ITALIANI
19,15  NOTIZIARIO-ATTUALITA'
19,45  MELODIE E CANZONI
20,00  CONVERSAZIONE POLITICA
20,20  RITORNELLI D'OGGI
20,30  PANORAMA D'ATTUALITA'
21,30  MUSICHE DI BARTOK, POULENC, VLAD E HILBER
21,55  RITMI
22,05  LA COSTA DEI BARBARI
           a cura di Franco Liri
           con Febo Conti
22,30  GALLERIA DEL JAZZ
23,00  NOTIZIARIO - ATTUALITA'
23,20  NOTTURNO SOTTO LE STELLE
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Ancora negli anni Sessanta era attiva una delle voci storiche di Radio Torino, una figura nata professionalmente con l'EIAR e andata avanti ancora a lungo: parliamo della signora che vedete raffigurata nella foto iniziale, Vera Saya Larsimont Merlino, che a maggior ragione vogliamo menzionare in quanto nel 2014 cade il centenario della sua nascita. Lasciamo che sia idealmente lei a simboleggiare il palinsesto radiofonico pomeridiano e serale dell'Epifania del 1967.

Prima di scendere nei particolari dei vari programmi, ci sembra giusto salutare con affetto un nostro "seguace", il romano Claudio Scarpa, studioso di musica leggera anni Sessanta (e dintorni), e tutti i fans e i collaboratori di Nuovo Ciao Amici, rivista riservata agli abbonati (molti dei quali sono membri del relativo gruppo su Facebook https://www.facebook.com/groups/nuovociaoamici/?ref=ts&fref=ts) il cui compito è riservare mensilmente spazio a musica leggera, storia e costume di quella leggendaria decade, piena di sconvolgimenti soprattutto sociali, facendo risorgere proprio una testata che tra il 1963 e il '67 fu tra le più amate dai ragazzi di allora. Spesso Nuovo Ciao Amici organizza incontri ai quali partecipano alcuni cantanti del periodo, che oggi magari svolgono tutt'altro mestiere ma che sono lieti di rimettersi a tracolla la vecchia chitarra e di ricantare per il ritrovato pubblico di allora (e relativi figli e nipotini) i successi della stagione d'oro. Tra essi spicca Gene Guglielmi, che citiamo non a caso in quanto il venerdì pomeriggio, sul Secondo Programma, dopo il quarto d'ora autopromozionale RCA, c'era quello riservato alla CAR-Juke Box  (CAR stava per Carlo Alberto Rossi, il famosissimo compositore e talent-scout romagnolo)... e così accade anche il giorno dell'Epifania del 1967. In quel periodo, il cantautore e studente d'architettura monferrino, forte anche del recentissimo passaggio televisivo assieme ai suoi in Giochi in famiglia, un raro relativo insuccesso di Mike Bongiorno, promuove le sue prime incisioni per la CAR-Juke Box, appunto, tra cui questa, che si avvale di uno splendido testo di Giorgio Calabrese e s'intitola La luna, le stelle, il mare:

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Allo spazio dedicato alle canzoni nuove segue musica classica di grande spessore, con l'ascolto di alcune incisioni lasciate ai posteri da un grande direttore d'orchestra, Bruno Walter, un maestro che si definiva semplicemente "il postino della musica" ... e la corrispondenza continua attraverso i dischi e i programmi radiofonici che li ripresentano. L'autore per le cui letture Walter è da sempre maggiormente ricordato è Wolfgang Amadeus Mozart: quel pomeriggio viene trasmessa, tra l'altro, un'incisione tratta da vecchi e fruscianti 78 giri, quella Eine Kleine Nachtmusik K. 525 (composta dal salisburghese nel 1787, lo stesso anno dell'opera lirica Don Giovanni) che venne incisa nel 1936 a Vienna con la sezione degli archi della locale Orchestra Filarmonica, prima che l'Anschluss imponesse al direttore di riparare negli Stati Uniti d'America. Per la cronaca, la Serenata si articola in quattro tempi, tutti famosissimi: l'Allegro, la Romanza - Andante, il Minuetto - Allegretto e il Rondò - Allegro.

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Sulla Rete Tre prosegue il pomeriggio operistico con il naturale e tradizionale abbinamento alla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, ossia i Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo con i quali si completa il recente incontro a 33 giri di Herbert Von Karajan con l'opera verista italiana di fine Ottocento. Anzi, possiamo dire che Pagliacci rappresenta l'elemento più efficace di tale contesto verista, non essendo mutuato da un'opera letteraria o teatrale preesistente, bensì da un episodio di cronaca nera di quel tempo che colpì profondamente Ruggiero Leoncavallo, librettista e musicista napoletano, in quanto figlio del magistrato che si occupò del relativo dibattimento processuale: un duplice delitto di gelosia consumatosi una notte di Ferragosto in Calabria, a Montaldo, durante lo spettacolo teatrale di una scalcinata compagnia. Composta durante un volontario esilio in Svizzera di cinque mesi e rappresentata con vivissimo successo per la prima volta al Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, esattamente due anni e quattro giorni dopo il felicissimo debutto romano della Cavalleria mascagnana, Pagliacci rimane l'opera - capolavoro leoncavallino, mai eguagliato dalle altre opere del compositore partenopeo venute dopo.

A differenza di Cavalleria, della versione di Pagliacci incisa nell'ottobre 1965 da Von Karajan con i complessi scaligeri disponiamo solo di alcuni estratti: partiamo subito con il celeberrimo Prologo che, dopo una breve ouverture orchestrale, vede il baritono che in scena interpreterà l'ingenuo e sciocco Tonio esporre in musica le intenzioni dell'Autore... in pratica un manifesto dell'opera verista in quanto tale. Canta Giuseppe Taddei:

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Eccoci dunque nel villaggio calabrese di Montaldo, in un giorno di Ferragosto: i paesani accolgono con affetto e simpatia la compagnia di guitti capeggiata da Canio, a tutti noto in quanto interpreta il personaggio di Pagliaccio. Come ogni personalità illustre, tutti lo invitano per un bicchiere o un boccone: qualcuno sospetta che Tonio (il quale in scena ricoprirà il personaggio di Taddeo) voglia trovare l'occasione di rimanere solo per fare la corte a Nedda, moglie di Canio (che poi vestirà i panni di Colombina). Ad ogni modo, Canio risponde agli amici sottolineando un concetto su tutti: "Il teatro e la vita non son la stessa cosa", quasi preannunciando quanto purtroppo accadrà più avanti. Come Turiddu in Cavalleria, anche Canio in Pagliacci ha qui la voce di Carlo Bergonzi:

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Tutti in scena stasera alle undici, dunque: intanto comincia a calare la sera e, mentre i paesani si recano in chiesa per la funzione religiosa dell'Assunta, Nedda rimane sola, spaventata per le esternazioni del marito a proposito della gelosia che lo contraddistingue. Dopo aver cantato un'aria ispirata allo stridere e al volo degli uccelli, viene scorta da Tonio, il quale ha la gobba ed è malvisto dalla donna, ancor più quando egli prova a dichiararsi a lei... ma una frustata lo allontana. In quella giunge Silvio, innamorato quasi alla follia di Nedda: quest'ultima dapprima sembra rifiutare le lusinghe del giovane, ma poi, debitamente convinta, medita la fuga d'amore e risponde appassionatamente al sentimento. Purtroppo, però, Tonio assiste alla scena e fa la spia con Canio. Questi, furente, fa ancora in tempo a non scorgere Silvio che se la da a gambe: indi brandisce un pugnale e fa per scagliarsi contro la moglie, pretendendo di sapere subito "del drudo il nome". Fortunatamente i due vengono divisi dal buon Peppe, che nella recita impersonerà Arlecchino: è l'ora dello spettacolo e bisogna pur ritrovare la calma. Tonio invita Canio a pensare al ruolo di Pagliaccio ("Bisogna fingere per riuscir") e a rimandare a dopo la questione con Nedda. Canio, però, ha il cuore di gelo e, triste, chiede a se stesso di essere almeno per un'ora allegro, pur sentendosi la morte nel cuore per il sicuro tradimento... ne scaturisce la famosissima aria (che negli anni '80 sarà cantata in chiave moderna da Mina e citata perfino dai Queen) Vesti la giubba che chiude il primo atto.

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Un intermezzo sinfonico, che riprende il tema finale del prologo, preannuncia la tragedia che sta per compiersi, tanto è struggente:

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La gente, alle undici di sera, come previsto, prende posto, pronta a trascorrere un'ora serena con gli attori della compagnia, non immaginando che, rovesciando un concetto espresso in un'opera di Giuseppe Verdi ("Un ballo in maschera"), la commedia muterà in tragedia. Il sipario si alza regolarmente, con Colombina - Nedda che attende il ritorno del marito Pagliaccio-Canio ed è preoccupata per il ritardo di Taddeo-Tonio: a un certo punto, però, i violini pizzicati simulano le note di una chitarra, quella suonata da Arlecchino-Peppe per accompagnare la serenata a Colombina, un momento giustamente riservato al secondo tenore del cast (in questo disco è Ugo Benelli, un Peppe tra i migliori, tanto che, a fine 1967, inciderà nuovamente tale ruolo per un'edizione, purtroppo, molto meno bella di questa che vi stiamo qui presentando, un'edizione incisa a Santa Cecilia, a Roma, con Canio interpretato dallo scipito James Mc Cracken, la cui dizione italiana fa pena, purtroppo).

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La commedia sembra andare liscia, normalmente: Nedda, Peppe e Tonio, nei rispettivi panni di Colombina, Arlecchino e Taddeo, recitano esattamente le loro battute. Il copione prevede che Colombina venga stuzzicata da Taddeo (poi da lei stessa respinto) e che Arlecchino fissi con Colombina una fuga d'amore. In quella entra in scena Pagliaccio - Canio, il quale dapprima porta avanti le battute a lui assegnate...ma la rabbia e il dolore sono talmente forti che, inaspettatamente, riportano Nedda nella dimensione della tristissima realtà. La gente s'insospettisce: la gelosia di Canio non sembra, ma è vera, come autentici sono gli insulti che egli le rivolge, ormai conscio del tradimento subito. Canio prova a chiedere alla moglie il nome dell'altro, ma Nedda dapprima riporta avanti la commedia, quindi si proclama innocente. Canio non ne può più e uccide Nedda, la quale, in agonia, riesce a pronunciare il nome di Silvio: Canio ammazza pure quest'ultimo e, mentre la gente lo blocca, annuncia che La commedia è finita (non è ancora il momento in cui sarà Tonio, come voleva in origine Leoncavallo, a pronunciare la frase conclusiva dell'opera: sarà Riccardo Muti, negli anni '70, attraverso un approfondito studio filologico della partitura originale, a ristabilire il tutto): sulle note di "Ridi, Pagliaccio !" ripetute dall'orchestra in fff cala precipitosamente la tela.
Ascoltiamo quindi il finale da Pagliacci: voci di Carlo Bergonzi (Canio), Joan Carlyle (Nedda), Giuseppe Taddei (Tonio), Rolando Panerai (Silvio) e Ugo Benelli (Peppe). Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano diretti da Herbert Von Karajan:

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Torniamo ora alle canzoni per occuparci di un altro quarto d'ora autopromozionale discografico: la casa musicale Ariston di Alfredo Rossi ha da un paio d'anni anche un catalogo di dischi da affiancare agli ormai collaudati spartiti. Per il 1967 c'è una grossa novità, rappresentata dall'acquisizione di Ornella Vanoni, che a giorni inciderà il primo disco per la nuova etichetta, quello destinato al Festival di Sanremo. In attesa, si riascoltano volentieri le incisioni più interessanti dell'anno appena finito. Quali ? Non lo sappiamo, ma facciamo finta di avvalerci di una macchina del tempo (quella che proprio Il Focolare ci permette virtualmente di usare) e immedesimiamoci nei responsabili della promozione radiofonica, scegliendo tre dischi di fine '66 da ritenersi più significativi. Il primo è un pezzo che è stato continuamente sfruttato e affidato a più artisti, ma senza ingranare... peccato, perchè è un brano assai valido. E' stato inciso anche da Papete, alias Mario Guarnera, ma la prima e più bella versione si deve al complesso dei Big Ben's: Pensare a te.

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Alcuni turnisti, ogni tanto, si riuniscono e fanno delle cose apprezzabili: non hanno una formazione fissa, ma escono sotto l'ègida di un complesso il cui nome è un gioco di parole tra Ariston e Rolling Stones. Si chiamano infatti Hary Stones e hanno pubblicato un 45 giri molto interessante: da una parte l'ottima Giornata più storta che mai, canzone che avrebbe meritato un successo maggiore e che speriamo quanto prima di rispolverare; dall'altra un pezzo abbastanza carino dal titolo Balliamo lo stop !

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Infine ci sembra doveroso rendere omaggio al chitarrista e cantante solista de I Corvi, il complesso emiliano tra le rivelazioni dell'annata beat 1966: Angelo Ravasini è morto il giorno di Natale 2013, lasciando rimpianti a non finire tra i ragazzi di allora (e non solo), ma anche delle pregevoli incisioni discografiche degne di ulteriore nota alla testa del suo gruppo. Questa è Che notte, ragazzi !:

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I doni musicali della Befana radiofonica 1967 proseguono sintonizzandosi sulla Radio Svizzera Italiana, che alle 16,00 manda in onda l'intera Sinfonia numero 6 di Ciaikowsky, quella Patetica che, come ben si sa, mise la parola fine alla vita del compositore russo, morto pochi giorni dopo la prima esecuzione datata 1893. Per avere ulteriori ragguagli storici su questa famosissima pagina sinfonica vi rimandiamo a http://ilfocolare-radiotv.blogspot.it/2011/11/venerdi-1-novembre-1968-radio-seconda.html: vi invitiamo comunque all'ascolto di quest'altra versione, oggi di difficilissima reperibilità sul mercato, affidata alla London Philharmonic Orchestra diretta da Sir Adrian Boult.

Adagio - Allegro ma non troppo
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Allegro con grazia
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Allegro molto vivace
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Adagio lamentoso
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Da una sinfonia a un concerto per violino e orchestra, per l'esattezza quello (bellissimo) in mi op. 64 scritto nel 1844 dal compositore tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy, trasmesso dalla Rete Tre della RAI dopo il lungo pomeriggio operistico. Introdotto da un meraviglioso tema cantabile (prima parte dell'Allegro molto appassionato), esso si sviluppa regalando all'ascoltatore brividi figli del virtuosismo dello strumento solista , riscontrabili pure sia nel delicato Andante che nel pirotecnico Allegro molto vivace conclusivo.
La versione che va in onda nel tardo pomeriggio dell'Epifania di 47 anni or sono vede nel ruolo di solista un grande virtuoso magiaro, già bambino prodigio, di nome Tibor Varga, mentre Fritz Lehmann dirige i Berliner Philharmoniker:

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Gli ascoltatori continuano a scartare gli splendidi pacchi-dono che i prodighi programmisti di RAI e RSI - Monteceneri hanno inserito nella calza della Befana: sul Secondo Programma va in onda una selezione, nella versione originale in tedesco, dell'operetta per eccellenza, La vedova allegra di Franz Lehar, nella versione piuttosto recente incisa per la HMV Angel da Elisabeth Schwarzkopf, Nicolai Gedda, Eberhard Waechter e la Philharmonia Orchestra di Londra diretta da Lovro Von Matacic. Inutile dire che il produttore di questa incisione a 33 giri è Mister Walter Legge, marito della Schwarzkopf e curatore del catalogo operstico della EMI. Rappresentata nel 1905 su libretto di Victor Léon e Leo Stein, Die Lustige Witwe, basata su un tentativo di matrimonio politico che alla fine diventerà d'amore vero - quello tra Hanna Glawari, vedova di un ricco banchiere pontevedrino (soprano), e il Conte Danilo Danilowitsch (baritono), già in gioventù innamorato della donna, nata da un'umile stirpe, ma costretto a rinunciarvi per esigenze di lignaggio familiare - , ha la fortuna di godere di un successo intramontabile. Non possiamo qui rinunciare a farvi ascoltare le pagine note anche ai profani, ovviamente tratte dalla registrazione presentata nella rubrica Operetta edizione tascabile, per cui incominciamo, seguendo un criterio cronologico, dall'ingresso delle Sirene della Danza, introdotte dal Conte Danilo, otto ragazze che invitano al valzer gli astanti alla festa organizzata dall'ambasciata pontevedrina in Francia per stabilire chi dovrà essere il nuovo marito di Hanna; subito dopo Valencienne (soprano), moglie del Barone Zeta (baritono), sostiene Camille Rosillon (tenore) a tempo di polka.

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Il secondo atto si apre con la struggente leggenda della Vilja, "la fata dei boschi" della quale si era innamorato un cacciatore e che svanì dopo aver baciato quest'ultimo. Essa suggella una scena a carattere folkloristico: infatti Hanna la intona durante una festa nel giardino della propria abitazione parigina, festa alla quale intervengono alcuni cantori e danzatori pontevedrini.


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Sempre dal secondo atto, ecco il dibattito tra i pretendenti della vedova balcanica (e aperto, guarda caso, dal Conte Danilo) sulle donne e il loro essere talmente sorprendenti, da renderne assai dura l'interpretazione caratteriale (nella versione ritmica italiana, a nostro avviso assai datata, vi si dice: E' scabroso le donne studiar):

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Tra Valencienne e Camille c'è effettivamente del tenero, ma Njegus (buffo), un attimo prima che il Barone Zeta scopra il tradimento della consorte con il diplomatico francese, fa in modo che a Rosillon venga accoppiata proprio Hanna Glawari, evitando problemi seri. Ovviamente è il Conte Danilo ad arrabbiarsi e a lasciare la festa nella magione della vedova, minacciando di divertirsi di più con le grisettes di Chez Maxim. Il brevissimo terzo atto (in sostanza è un Epilogo) si apre con una nuova festa in casa della donna balcanica e con l'apparizione delle sei grisettes, cui si aggiunge la Baronessa Zeta. Eccole cantare e ballare il galop:

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Alla fine Hanna rivela al Conte Danilo che la mossa della festa precedente era solo uno stratagemma per salvare la reputazione di Valencienne al cospetto del proprio marito: per il nobile, convinto della verità, ecco che giunge il momento della dichiarazione finale d'amore... sempre a tempo di valzer... e arriva così il brano più famoso dell'intera operetta, il duetto Lippen schweigen ("Tace il labbro"... anche se in realtà dovrebbe essere al plurale...).

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La ripresa di Das Studium der Weiber ist schwer chiude poi l'operetta.

Voltiamo pagina e ritorniamo a parlare di canzoni, con quindici minuti che il Secondo Programma, dalle 18,35 alle 18,50, dedica a un cantautore tra i più bravi e preparati non solo di quella stagione, ma anche e soprattutto di sempre: il grandissimo Sergio Endrigo. Il suo terzo 33 giri, primo pubblicato con la Fonit - Cetra, è stato molto venduto durante le festività natalizie: è un album che, oltre al caso allora più unico che raro in Italia della pubblicazione dei testi delle canzoni sul retro della copertina anzichè la solita nota giornalistica di presentazione, contiene undici splendidi pezzi, capeggiati dalla poesia di Paul Fort che, dopo essere stata musicata una prima volta in Francia da Alain Barrière nel 1961, con Endrigo trova una connotazione più consona al sentire del nostro pubblico. E' proprio il cantautore di Pola a tradurre in italiano i versi di Fort e a creare un motivo metricamente valido per rendere cantabile tale adattamento: il risultato è Girotondo intorno al mondo ("La ronde autour du monde").

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L'album non solo contiene tutte le canzoni pubblicate nei quattro 45 giri incisi da Endrigo sino a quel momento per la Cetra, ma anche tre inediti: la nostra attenzione si concentra qui dunque su tali brani, il primo dei quali, in realtà, è un rifacimento di una delle primissime canzoni registrate dal cantautore istriano al tempo della Tavola Rotonda, sotto-etichetta della Dischi Ricordi, quindi nel 1960 - '61. La nuova versione punta su un arrangiamento alla moda curato da Mario Migliardi, con il coro I Cantori Moderni di Alessandroni in una rara apparizione al di fuori del recinto RCA: al vostro ascolto Chiedi al tuo cuore !

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Una canzone completamente diversa dalle altre, che vede invece Endrigo attento osservatore della società italiana, è La ballata dell'ex, ovvero illusioni e delusioni post-belliche in chiave soprattutto politica. Dato il tema un po' scomodo, il brano è stato censurato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per cui si è pensato di inciderlo coprendo con le note di un friscalettu i due versi più scomodi, favorendone quindi la regolare diffusione attraverso la radio:

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Infine ecco una canzone non composta personalmente da Endrigo, ma che l'artista polesano fa propria, tanto da creare una sorta di "risposta" (d'altronde, da un po' di tempo Giorgio Gaber ha portato al successo La risposta al ragazzo della Via Gluck) che sta per uscire sul mercato, dapprima abbinata proprio al brano che stiamo per ascoltare, successivamente alla canzone che Endrigo stesso presenterà a Sanremo, dal titolo Dove credi di andare. Eccovi quindi La donna del Sud, parole e musica di Bruno Lauzi, voce di Sergio Endrigo:

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Prima o poi parleremo in modo più dettagliato e diffuso delle varie sedi regionali della RAI, delle loro redazioni, dei loro supplementi domenicali, spesso e volentieri autentici varietà dialettali di enorme successo. A volte, comunque, specie nelle regioni a statuto speciale, il tutto è cucito con semplici trasmissioni musicali realizzate attraverso i dischi, ma comunque senza dimenticare tematiche specifiche. E' quanto ad esempio fa Radio Trento quella sera della Befana, dedicando ai giovanissimi l'angolino di musica classica in coda al Gazzettino regionale e alla rubrica 'n giro al sas: in scaletta c'è un brano di una decina di minuti o poco più, ben noto ad almeno due generazioni (nel 1967, s'intende) di bambini non foss'altro perchè indissolubilmente legato al film Fantasia di Walt Disney del 1940 e al relativo, famosissimo episodio con Topolino: L'apprendista stregone ("L'apprenti sorcier") del compositore francese Paul Dukas, scritto nel 1897 e ispirato a una ballata poetica di Goethe. Riascoltiamo questo brano nell'esecuzione della NBC Symphony Orchestra diretta da Arturo Toscanini:

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Scende la sera e l'Italia intera s'incolla ai televisori e agli apparecchi radio per la trasmissione dell'ultima puntata di Scala reale, con l'assegnazione dei premi della Lotteria di Capodanno, assai ricchi come di consueto. E' la notte della sfida Claudio Villa - Gianni Morandi, rispettivi capisquadra contendenti. Il clima al Teatro delle Vittorie di Roma non è festoso come si sperava... ma vi spiegheremo alla fine il perchè.

Quando ci occuperemo della parte televisiva del 6 gennaio 1967, vedremo di mostrarvi per intero la trasmissione di quella serata conclusiva: dovendo invece qui parlare di radio, bisogna giungere subito alla sostanza, ergo alle canzoni. Vi offriamo perciò una sintesi filmata con sette degli otto motivi presentati (manca solo, pur se si vede per qualche secondo la relativa presentazione di Claudio Villa, l'endrighiana Come stasera mai nella versione di Achille Togliani, semplicemente perchè sul Tubo è presente solamente un filmato televisivo che si riferisce ad un'altra puntata di Scala reale: laddove non vi fossero spezzoni targati 6 gennaio '67, abbiamo ripiegato sui dischi... e quello del cantante virgiliano, all'epoca pubblicato su etichetta Lord,  purtroppo manca):

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E' raro vedere Claudio Villa piangere di commozione dopo una vittoria... ma il suo non è un pianto di gioia, bensì di dispiacere e di solidarietà nei confronti di Gianni Morandi, che non è riuscito a diventare padre qualche ora prima di raggiungere il Delle Vittorie. Infatti, la moglie del cantante bolognese, l'attrice Laura Ephrikian, ha dovuto inaspettatamente partorire e, come si temeva, la femminuccia venuta al mondo prematuramente ha accusato seri problemi fisici tali da rendere la propria esistenza molto, ma molto breve. Alla piccola era stato imposto il nome di Serena.

Non mancano, nel corso della serata radiofonica, valide alternative a Scala reale: sul Terzo Programma, per esempio, c'è un'ora tutta dedicata al cabaret, filone di spettacolo ancora emergente e quindi riservato a un pubblico più scelto e attento. Autore dei testi e regista della trasmissione è Enrico Vaime. Più tardi, Radio Monteceneri diffonde un'ennesima, gradita puntata de La Costa dei Barbari, programma che invita gli ascoltatori ticinesi a un approfondimento della lingua italiana anche attraverso momenti di spettacolo. Conduce come sempre il brillante Febo Conti, che frattanto in patria è diventato il beniamino degli adolescenti per essere riuscito, dopo circa tre anni di silenzio, a rilanciare alla grande Chissà chi lo sa ?, telequiz per studenti delle Medie.
Sul Programma Nazionale, dopo un concerto sinfonico registrato all'Auditorium romano RAI del Foro Italico, si continua invece con musiche un po' meno impegnative, ma selezionate anche in tal caso: per esempio, gli appassionati del jazz possono trascorrere un quarto d'ora in compagnia del magico pianoforte di Erroll Garner. Abbiamo evidenziato le ultime parole non a caso, in quanto sta per arrivare nei negozi, nella nuova collana economica della CGD detta Serie Rubino e dedicata alle storiche incisioni della Columbia USA di cui la Compagnia Generale del Disco proprio in quei giorni diventa esclusivista per l'Italia, un 33 giri dedicato appunto al virtuoso pianista di Pittsburgh e che in sostanza è la ristampa di The most happy piano, raccolta di nove incisioni effettuate nel 1956 durante una tournèe giapponese. Tale LP si apre con Girl of my dreams:

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La seconda traccia di questo album è una tiratissima versione, assai accelerata nel ritmo, della celeberrima But not for me di George Gershwin, forse l'esecuzione più anticonformista e al tempo più brillante che sia stata mai incisa nel mondo su disco:

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Garner è anche autore di composizioni originali di un certo pregio, come Passin' through, essa pure parte integrante di quelle sessioni nipponiche di registrazione:

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Ad ogni modo, il maggior successo di Erroll Garner è e resterà sempre la delicatissima Misty, tratta stavolta da un'altra seduta d'incisione:

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Al jazz romantico di Erroll Garner segue quella benemerita trasmissione che da molti anni è Chiara fontana, figlia delle innumerevoli ricerche delle tradizioni musicali etniche delle singole regioni italiane, compiute inizialmente dallo studioso nordamericano Alan Lomax, il quale al folklore italiano dedicò ben due 33 giri della splendida collana The Columbia world library of folk and primitive music da lui curata, uscita dapprima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo sul finire degli anni '50. Lo stesso Lomax, assieme a Diego Carpitella e con la supervisione del M° Giorgio Nataletti della divisione di musica popolare dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma, girò tutta la Penisola e le Isole, registrando tutte le tracce più significative delle origini musicali delle singole regioni. Anni fa, fra l'altro, con la prefazione di Martin Scorsese, una preziosa testimonianza della figlia Anna Lomax Wood e la collaborazione di Goffredo Plastino, Il Saggiatore ha pubblicato le memorie dello stesso etnomusicologo nel volume L'anno più felice della mia vita. C'è da sottolineare che Lomax aveva lontane ascendenze lombarde, presumibilmente del Varesotto, essendo il proprio cognome l'inglesizzazione di Lomazzi, cognome assai diffuso non lontano da Milano.
Certo è che, parallelamente alle succitate ricerche, il folklore italiano trova una strada un po' più moderna e commerciale, mantenendo comunque inalterato l'approccio con lingue, ritmi e financo strumenti tradizionali, spesso abbinati a quelli moderni, e questo proprio grazie al disco. La trasmissione di Chiara fontana diventa quindi per noi un pretesto per chiudere il nostro lungo (e organizzativamente complesso, anche a causa di lavori in corso tra l'8 e il 12 gennaio scorsi all'interno della piattaforma che ci ospita, lavori che ci hanno costretto a ritardare redazione e pubblicazione di tale intervento) post con un breve giro d'Italia attraverso il filone etnico locale, puro o spurio che sia. Partiamo dalla Sicilia, nostra regione d'origine, con una curiosa tarantella dal titolo Vasimi, va (ammucciuni ri mo' mamà !) ("Baciami, per favore, di nascosto dalla mia mamma !"), interpretata da Pippo Rallo e Maria Finocchiaro, che incisero alla fine degli anni '50 - inizio anni '60 dei dischi di nuove canzoni isolane per la Cetra, che aveva aperto a Roma una succursale specifica per il repertorio dialettale del Centro-Sud:

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Dalla Sicilia alla Puglia con Matteo Salvatore, il quale ha da poco pubblicato un lavoro dedicato all'immigrazione pugliese in Alta Italia per l'etichetta I Dischi del Sole dal titolo Il lamento dei mendicanti, da cui traiamo il brano intitolato Lu furastiero dorme la notte sull'aia:

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L'Associazione Corale Giuseppe Verdi di Teramo, diretta dal Maestro Ennio Vetuschi, da anni è sotto contratto con la RCA e nel 1964 ha pubblicato in tutto il mondo un 33 giri interamente dedicato ai Canti d'Abruzzo comprendente anche, "ça va sans dire", la celeberrima Vola, vola, vola... :

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Tra le vittime dell'efferato eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo del 1944 (quindi quasi 70 anni fa) vi fu anche un cantante sardo, Gavino De Lunas, uno dei grandi maestri del "cantu a chitarra" (ossia un modo tipico della Sardegna centro-settentrionale, quindi del Logudoro e zone limitrofe, di intonare melodie servendosi di una chitarra simile all'odierna "acustica all'americana", suonata però con una tecnica unica per originalità e complessità). Di lui sono rimasti i 78 giri incisi prima della guerra, testimonianze assai preziose: questo è Muttos de amore.

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Un canto del Nord-Est (La mula de Parenzo, noto anche come Tutti mi dicono bionda e Polenta e baccalà) eseguito da un coro del Nord-Ovest, il genovese Coro Monte Cauriol: è una registrazione del 1963 inserita nel 33 giri Canti del rifugio della RCA Victor italiana.

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Chiudiamo il nostro giro d'Italia in quel Piemonte dal quale partono quasi tutti i post del nostro blog, pronto a festeggiare il suo quarto compleanno, esattamente la metà degli anni trascorsi finora da noi qui ove "salta il camoscio e tuona la valanga", come scrisse Giosuè Carducci nella poesia che tutti conosciamo. Ci rifacciamo a un nuovo modo di cantare la tradizione in lenga affidandoci a quattro interpretazioni del cantautore torinese Roberto Balocco, già molto amato per i dischi dedicati a Le cansson dla piòla, collana che alterna vecchi canti da osteria a cose completamente nuove, scritte da Balocco con la supervisione del giornalista Piero Novelli. Eccovi quindi le tradizionali Quand jera giovo ("Quando ero giovane", in cui si parla di una puttana oramai stagionata), 'j era 'l dì 'd Pasqua ("Era il giorno di Pasqua", storia di corna inattese), Voria basè Pinòta ("Vorrei baciare Pinuccia", disavventure coniugali) e l'originale S'peul nen meuire 'ndrint' al Po ("Non si può morire in fondo al Po", quest'ultima tragicomica ballata dedicata al fallito tentativo di suicidio di un certo Neto Paracchi, disgraziatamente e ripetutamente becco, personaggio destinato a tornare altre volte nel ciclo di queste cansson):

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La nostra lunghissima cavalcata sulla radio del 6 gennaio 1967 si conclude qui. Prima, però, rinnoviamo al nostro blog gli auguri per il suo quarto compleanno, ricorrenza che precede di poco il raggiungimento del post numero 300, che dovrebbe cadere entro il mese di febbraio e che, come già detto, sarà una sorta di riassunto indicizzato di quanto vi abbiamo proposto finora, anche per rendere meno complicate le ricerche ai nostri nuovi amici, i quali crescono sempre più.

Grazie a tutti voi per l'attenzione e... a presto ! ! !

CBNeas
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Una ricostruzione storica tra le più precise della televisione italiana è il

LUNARIO DEI GIORNI DI TELE
di Cesare Borrometi
                             

  La TV degli anni d'oro come non è stata mai narrata


Con il passare degli anni crescono sempre più la nostalgia e l'interesse per la vecchia TV di qualità: appositi canali digitali, siti Internet dedicati, pubblicazioni periodiche, tanto nelle edicole quanto nei negozi specializzati; DVD contenenti, tutte o in parte, storiche trasmissioni di ieri, libri a carattere storico-rievocativo godono di un pubblico scelto, appassionato e spesso anche esigente. Eppure c’era una lacuna da colmare: un almanacco, un lunario che raccogliesse, giorno per giorno, una vasta gamma di programmi di quel periodo d’oro, dal varietà allo sceneggiato, dalla pubblicità all’informazione, dalla TV dei ragazzi al teatro e alla cultura, lo sport e via dicendo. In tutto 366 titoli, uno per ogni giorno dell’anno, scelti in base alla relativa data di trasmissione (o di inizio serie per i programmi a puntate) o ad eventi particolari atti a determinarne il successo, e corredati da schede tecniche, presentazioni e commenti. Questa lacuna viene oggi colmata da Cesare Borrometi, ideatore di una formula che senz’altro cambierà il modo di gestire la storiografia sull’argomento: fermo intendimento dell’autore è di produrre nel tempo ulteriori libri del genere, fornendo all’appassionato, allo studioso e al curioso un panorama il più possibile preciso dei giorni, dei mesi e degli anni che hanno visto sbocciare trasmissioni e personaggi di fama del “piccolo schermo" da riscoprire e rivalutare.



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