martedì 10 dicembre 2013

Lunedì 10 dicembre 1956


TELEVISIONE

           la TV dei ragazzi

17,30  IL MARZIANO FILIPPO
           di Bruno Corbucci e Carlo Romano
           Regia di Cesare Emilio Gaslini
18,15  PASSAPORTO
           Lezioni di lingua inglese a cura di Jole Giannini
18,30  LA DOMENICA SPORTIVA
           Risultati, cronache filmate e commenti sui principali avvenimenti della domenica

20,45  TELEGIORNALE
           Direttore Massimo Rèndina
           In studio Riccardo Paladini
   -      TELESPORT
21,15  NAGASAKI
           Film - Regia di Allan Dwan
           Produzione: Republic Pictures
           Interpreti: Wendell Corey, Vera Ralston, Forrest Tucker
22,50  SETTENOTE
           dal "Pierrot Lunaire" di Arnold Schoenberg
           Mima coreografa Marisa Flash
           Presenta Guido Oddo
           Realizzazione di Carla Ragionieri
23,15  REPLICA TELEGIORNALE
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La chiamavano "musetto delle nove " per l'aggraziato sorriso con cui augurava la buonasera ai telespettatori, invitandoli alla visione dei programmi in onda da Milano (e non solo). Marisa Borroni si è certamente identificata per anni con il centro RAI di Corso Sempione, allo stesso modo con il quale Nicoletta Orsomando, sua coscritta, ha simboleggiato la televisione romana. Nel 1958 ella ha sposato uno dei figli del grande direttore d'orchestra Victor De Sabata, ma ha comunque continuato l'attività di annunciatrice fino, grosso modo, a tutti gli anni Sessanta, facendo delle riapparizioni sempre più saltuarie nel tempo. Indi le definitive dimissioni dalla RAI, i caroselli per la Buitoni nel 1970-'71 come intervistatrice di mogli di V.I.P. appena diventate mamme e infine il ritiro a vita privata. Oggi la si ritrova ogni tanto su Facebook e, vedendola in una recente fotografia che la ritrae intenta a ripararsi dalla pioggia sotto un ombrello giallo, ella dà l'idea di una tenera, dolce e bella nonnina il cui "musetto" è aggraziato come in gioventù. Inoltre fa piacere constatare come Marisa Borroni non solo non sia stata dimenticata dai telespettatori di allora, ma anche (e questa è la lieta sorpresa) sia stata, affettuosamente e rispettosamente a un tempo, scoperta dai più giovani, che hanno solamente sentito parlare di lei (o che al massimo avranno visto solo quel poco che di lei è rimasto in archivio, ossia i succitati caroselli, ma pure la presentazione del varietà con Walter Chiari La via del successo) e che in lei vedono una sorta di pioniera della televisione italiana che, quando può, risponde con simpatia e gentilezza alle curiosità e ai perchè che le vengono in genere posti attraverso i "social networks" soprattutto dagli studenti di Scienze della Comunicazione impegnati in esami o ricerche sula storia del piccolo schermo nel nostro Paese.

Proprio con Marisa Borroni quale ideale simbolo, restiamo in tema di televisione anni Cinquanta e approdiamo quindi al palinsesto di lunedì 10 dicembre 1956, palinsesto che si apre con un curioso programma per i giovanissimi, una serie di piccole commedie a carattere fantascientifico scritte da Bruno Corbucci e dall'attore Carlo Romano, Il marziano Filippo, dal nome del protagonista interpretato da un giovane attore calabrese nato però nell'isola di Rodi, un attore che ha mollato la promettente carriera forense per amore dello spettacolo: Oreste Lionello. Le storie di questo alieno giunto sulla Terra in missione e costretto a sfidare le insidie di tre terribili nemici (due dei quali sono interpretati da Giancarlo Cobelli, già mimo affermato, e dal futuro paroliere e produttore musicale Franco Migliacci, in quel periodo ancora attore di belle speranze) hanno un certo successo e, pur se andate oggi perdute per i motivi che ormai ben sapete riguardanti l'archivio della sede RAI di Milano, presso la quale, appunto, vengono realizzate in diretta,  queste commediole del lunedì pomeriggio rimangono ben impresse tra i piccoli spettatori del tempo, che ogni tanto ne parlano ancora ripensando ai primi anni della televisione, da loro fortunatamente vissuti.


Dalla Toscana si era trasferita a Milano come elemento femminile della redazione del primissimo Telegiornale ma, forte di una laurea in Lingue, le viene ben presto affidato il primo programma in assoluto prodotto dalla RAI-TV a scopo didattico: la giornalista Jole Giannini, con la partecipazione di due bambini figli di un funzionario del consolato USA di Milano e del pupazzo Lazy Bill, creato da Maria Pèrego e Federico Caldura a simboleggiare una sorta di scolaretto zuccone, nella rubrica Passaporto insegna attraverso la televisione quella lingua inglese ormai sempre più familiare, anche in virtù della notevole diffusione in Italia di tutto ciò che proviene dal Nordamerica (mode e modi di ogni tipo). La trasmissione andrà avanti almeno fino al 1959 e nelle ultime puntate si arriverà anche a fare ricorso alle canzoni statunitensi di successo per imparare la lingua e le proprie sfumature (per l'occasione si presterà all'iniziativa un personaggio che ha abitato a lungo a New York, il giovane Johnny Dorelli).

Come forse pochi ricordano, per due stagioni almeno (1956-'57 e 1957-'58) La domenica sportiva ha goduto di un'edizione più completa in onda il lunedì pomeriggio, lasciando che Telesport si limitasse a tirare le somme della giornata. In effetti, nei numeri datati 10 dicembre 1956 delle due rubriche in onda rispettivamente nel tardo pomeriggio e in serata subito dopo il TG (in quella che sarà da febbraio la collocazione riservata alla pubblicità, evento di cui si parla ogni tanto sui giornali e che è in piena fase preparatoria) tanta è la carne al fuoco. Prima di tutto si affronta il tema degli azzurri del calcio, che il giorno prima hanno battuto a Genova l'Austria per 2 a 1, successo complessivamente meritato, pur se i bianchi, tradizionali nostri avversari, non mancano di recriminare, specialmente ritenendo non valida la nostra segnatura decisiva, la seconda siglata da Angelo Longoni detto Ciccio, eroe della giornata con la doppietta che ci permette di vincere ma inspiegabilmente (forse perchè in forza all'Atalanta) mai più richiamato in azzurro. Eppure del giocatore lariano (è originario di Lecco) quel lunedì parlano tutti i giornali e certamente avranno parlato anche i due programmi televisivi di cui ci stiamo qui occupando.
Di quell'Italia-Austria abbiamo trovato la breve sintesi tratta da un cinegiornale del periodo, preceduta però dall'introduzione di Claudio Ferretti. Dovrebbe essere uno spezzone tratto da Anni azzurri, bellissimo programma dedicato alla storia dello sport italiano mandato in onda da RAITRE negli anni Novanta e introdotto sempre dai toccanti versi di Maurizio Cucchi, letti dallo stesso Ferretti, che qui amiamo riportare:

"L'uomo era ancora giovane  e indossava
 un soprabito grigio molto fine.
 Teneva la mano di un bambino
 silenzioso e felice.
 Il campo era la quiete e l'avventura,
 c'erano il kamikaze,
 il Nacka, l'apolide e Veleno.
 Era la primavera del '53,
 l'inizio della mia memoria.

 Luigi Cucchi
 era l'immenso orgoglio del mio cuore,
 ma forse lui non lo sapeva".

Per completezza di informazione, ricordiamo soprattutto ai più giovani che Nacka era Skoglund, svedese gran bevitore - e per questo morto ancor giovane -, l'apolide era Nyers, forse di sangue ungherese, e Veleno era Benito Lorenzi, tutti e tre interisti, così come il kamikaze Giorgio Ghezzi, estremo difensore azzurro proprio nell'incontro di Marassi. Con lui in campo a vestire l'azzurro quel giorno ben sei undicesimi della Fiorentina campione d'Italia uscente, cinque dei quali in difesa e in mediana (Ardico Magnini, Sergio Cervato, Beppe Chiappella, Alberto Orzan e Armando Segato) e il sesto in avanti, l'oriundo napoletano, ma nato e cresciuto in Argentina, Miguel Montuori: per il resto, Ermes Muccinelli, Egisto Pandolfini, capitan Giampiero Boniperti e il già ricordato mattatore Ciccio Longoni. Possono partire le immagini...

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A due giorni dalla loro conclusione, è inevitabile un bilancio globale dei Giochi della XVI Olimpiade, svoltisi a Melbourne. Sarà stata anche l'insolita collocazione temporale dettata da ovvie ragioni di emisfero (tanto che, nel 2000, quando sarà invece Sydney a ospitare la ventisettesima edizione della kermesse agonistica voluta da Pierre De Coubertin, si gareggerà in settembre), ma va detto che l'evento in sè è stato seguito con maggior freddezza. Ad ogni modo, le soddisfazioni per i colori italiani non sono mancate, soprattutto nel ciclismo e nella scherma, discipline nelle quali abbiamo fatto incetta di medaglie di ogni tipo. Ad ogni modo, Unione Sovietica e Stati Uniti d'America si sono confermate super-potenze anche nello sport, vincendo la maggior parte delle specialità in programma. Gli atleti a stelle e strisce si sono rivelati ancora una volta dominatori dell'atletica, sia leggera (ricordiamo tra gli altri il texano Bobby Morrow, oro nei 100 e nei 200 metri piani eguagliando vent'anni dopo Jesse Owens, per non parlare della staffetta 4 x 100, e l'afroamericano Charles Dumas, vincitore nel salto in alto raggiungendo la misura di 2 metri e 12 centimetri) che pesante (una medaglia in più rispetto ai sovietici nel sollevamento, grazie anche a Baby Anderson, andato vicinissimo al record mondiale). Di queste e di altre imprese (anche con riferimento a vincitori stranieri, tra i quali i nostri Ercole Baldini, oro nell'inseguimento ciclistico individuale su strada, e Alberto Pigaiani, bronzo nella categoria "massimi" del sollevamento pesi) si occupa il seguente documentario riassuntivo di Melbourne 1956, di produzione nordamericana:

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Tenete presente che la televisione, nel 1956, non è ancora attrezzata per i collegamenti diretti intercontinentali e che le notizie di prima mano sulle gare olimpiche sono arrivate, nei giorni precedenti, via stampa e radio (l'unico inviato del GR italiano a Melbourne è stato Nando Martellini, curatore di ampi servizi speciali in coda ai notiziari più seguiti). Di conseguenza le immagini delle varie prove sono state realizzate con pellicola cinematografica e quindi destinate a essere viste dopo alcuni giorni. Ad ogni modo, è proprio grazie ai cinegiornali che oggi possiamo documentare visivamente i successi degli atleti vincitori durante l'Olimpiade australiana.
Nel filmato statunitense si è fatto cenno al successo di Ercole Baldini, forse l'alloro più prestigioso per l'Italia non solo del ciclismo, ma anche dell'intera spedizione azzurra nella terra dei canguri. C'è comunque una disciplina nella quale in quel periodo continuiamo la nostra tradizione positiva soprattutto nel contesto dei cinque cerchi: la scherma. E' il tempo di  Giancarlo Bergamini, Giorgio Anglesio, Antonio Spallino, Franco Bertinetti, Giuseppe Delfino, Manlio Di Rosa, Vittorio Lucarelli, Luigi Arturo Carpaneda, Alberto Pellegrino, Carlo Pavesi, ma soprattutto del grandissimo Edoardo Mangiarotti. I risultati parlano chiaro: oro nel fioretto e nella spada a squadre nonchè nella spada individuale (con Pavesi); argento nel fioretto individuale (Bergamini) e nella spada individuale (Delfino: finale tutta italiana, come avrete capito); bronzo ancora nel fioretto (Spallino) e nella spada (Mangiarotti). 
Rivediamo quindi questa splendida cavalcata dei nostri schermidori attraverso un filmato realizzato direttamente dallo stesso comitato organizzatore dei giochi (curiosa l'errata pronuncia, da parte dello speaker australiano, del cognome del nostro spadista più rappresentativo, Mangiarotti, diventato qui Maenghiarotti):

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A tarda sera, dopo un dignitoso film a carattere bellico, Nagasaki (in originale "Thunder across the Pacific"), c'è l'appuntamento con un programma musicale che presenta di volta in volta personaggi in grado di divulgare aspetti tra i più svariati del vastissimo mondo delle sette note (e infatti il ciclo s'intitola Settenote, presentato da quel gentiluomo piemontese, esperto anche di sport, che risponde al nome di Guido Oddo). Quella sera è di scena la musica dodecafonica, forse l'elemento più rappresentativo del repertorio novecentesco, non foss'altro che per l'idea di puntare su una scala non di sette note come al solito, bensì di dodici: ne è alfiere l'austriaco Arnold Schoenberg, il cui Pierrot lunaire del 1912 rappresenta uno dei primi tentativi sperimentali in tal senso, partendo dall'integrazione tra musica e declamato cantabile (più un recitato che altro).
La coreografa Marisa Flash prepara alcuni quadri tersicorèi prendendo spunto proprio da alcuni pezzi del Pierrot lunaire e interagisce con i ballerini in veste di mimo. Purtroppo non abbiamo le immagini di questo apposito balletto, ma comunque vi offriamo uno stralcio sonoro tratto dalla composizione schoenberghiana, in una versione diretta dallo stesso autore e con la voce solista di Erika Stiedry-Wagner:

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Questo è tutto per quanto concerne la TV del 10 dicembre 1956: vi ringraziamo come sempre per l'attenzione e vi diamo appuntamento al prossimo intervento.

A presto ! ! !

CBNeas
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Per i 60 anni della televisione italiana merita attenzione il

LUNARIO DEI GIORNI DI TELE
di Cesare Borrometi
                             

  La TV degli anni d'oro come non è stata mai narrata


Con il passare degli anni crescono sempre più la nostalgia e l'interesse per la vecchia TV di qualità: appositi canali digitali, siti Internet dedicati, pubblicazioni periodiche, tanto nelle edicole quanto nei negozi specializzati; DVD contenenti, tutte o in parte, storiche trasmissioni di ieri, libri a carattere storico-rievocativo godono di un pubblico scelto, appassionato e spesso anche esigente. Eppure c’era una lacuna da colmare: un almanacco, un lunario che raccogliesse, giorno per giorno, una vasta gamma di programmi di quel periodo d’oro, dal varietà allo sceneggiato, dalla pubblicità all’informazione, dalla TV dei ragazzi al teatro e alla cultura, lo sport e via dicendo. In tutto 366 titoli, uno per ogni giorno dell’anno, scelti in base alla relativa data di trasmissione (o di inizio serie per i programmi a puntate) o ad eventi particolari atti a determinarne il successo, e corredati da schede tecniche, presentazioni e commenti. Questa lacuna viene oggi colmata da Cesare Borrometi, ideatore di una formula che senz’altro cambierà il modo di gestire la storiografia sull’argomento: fermo intendimento dell’autore è di produrre nel tempo ulteriori libri del genere, fornendo all’appassionato, allo studioso e al curioso un panorama il più possibile preciso dei giorni, dei mesi e degli anni che hanno visto sbocciare trasmissioni e personaggi di fama del “piccolo schermo" da riscoprire e rivalutare.



MEF Firenze Libri - Pagine: 330

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Carissimo Cesare,
se oggi mi dicessero che su RaiUno (anche in seconda serata) trasmettono un programma ispirato al "Pierrot Lunaire" di Schoenberg penserei ad una presa in giro...
Francesco