giovedì 9 maggio 2013

Giovedì 26 aprile 1973 (Radio - 3)


SERA

PROGRAMMA NAZIONALE

19,10  ITALIA CHE LAVORA
           Panorama economico sindacale
           a cura di Ruggero Tagliavini
19,25  IL GIOCO DELLE PARTI
           I personaggi del melodramma
           a cura di Mario Labroca
19,51  SUI NOSTRI MERCATI

           Per il Trentino - Alto Adige
19,15  GAZZETTINO
19,30 - 19,45  MICROFONO SUL TRENTINO
                        Le chiesette del Trentino
                        Per il Friuli - Venezia Giulia
19,30 - 20,00  CRONACHE DEL LAVORO E DELL'ECONOMIA NEL FRIULI - VENEZIA GIULIA - GAZZETTINO
           Per la Sardegna:
19,30  QUALCHE RITMO
19,45 - 20,00  GAZZETTINO SARDO    edizione serale
                        Per la Sicilia
19,30 - 20,00  IL GAZZETTINO DI SICILIA, 4a edizione

20,00  GIORNALE RADIO
20,15  ASCOLTA, SI FA SERA
20,20  MARCELLO MARCHESI
           presenta
           ANDATA E RITORNO
           Programma di riascolto per indaffarati, distratti e lontani
           Regia di Dino De Palma
21,00  GIORNALE RADIO
21,15  CONTRIBUTI PER IL PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI ALESSANDRO MANZONI
           Intervengono: Maria Corti, Alberto Moravia, Giorgio Petrocchi, Enzo Siciliano
21,45  MUSICA 7
           Panorama di vita musicale
           a cura di Gianfilippo de' Rossi
           con la collaborazione di Luigi Bellingardi
22,30  CONCERTO DEL PIANISTA JOHN OGDON
           Musiche di Scriabin
23,00  GIORNALE RADIO
            I PROGRAMMI DI DOMANI
            BUONANOTTE

SECONDO PROGRAMMA

19,30  RADIOSERA
19,55  TRIS DI CANZONI
20,10  FORMATO NAPOLI
           Trattenimento musicale con Mario Gangi e Fausto Cigliano condotto da Emi Eco e Gianni Musy
           Testi di Belisario Randone
           Regia di Gennaro Magliulo
20,50  SUPERSONIC
           Dischi a mach due
22,30  GIORNALE RADIO
22,43  PICCOLO MONDO ANTICO
           di Antonio Fogazzaro
           Riduzione radiofonica di Belisario Randone
           Compagnia di prosa di Firenze della RAI
           Con Nando Gazzolo, Luisella Boni, Mario Feliciani, Franco Volpi
           Regia di Umberto Benedetto
23,00  BOLLETTINO DEL MARE
23,05  TOUJOURS PARIS
           Canzoni francesi di ieri e di oggi
           Un programma a cura di Vincenzo Romano
           Presenta Nunzio Filògamo
23,25  Dal V Canale della Filodiffusione:
           MUSICA LEGGERA
24,00  GIORNALE RADIO
0,06 - 5,59   NOTTURNO ITALIANO
                     Programmi musicali e notiziari in quattro lingue

TERZO PROGRAMMA

19,15  MADRIGALI DI CLAUDIO MONTEVERDI
19,30  BEATRICE DI TENDA
           Opera lirica di Vincenzo Bellini
           Con Joan Sutherland, Luciano Pavarotti e Josephine Veasey
           Direttore Richard Bonynge
           London Symphony Orchestra e The Ambrosian Opera Chorus
           Maestro del Coro: John Mc Carthy
           (Edizione discografica Decca)
           Nell'intervallo (ore 21,05 circa):
           IL GIORNALE DEL TERZO
           SETTE ARTI
           Al termine dell'opera: CHIUSURA

MONTECENERI - SVIZZERA

I Programma

19,00  ZINGARESCA
19,15  NOTIZIARIO - ATTUALITA' - SPORT
19,45  MELODIE E CANZONI
20,00  OPINIONI ATTORNO A UN TEMA
20,40  L'HISTOIRE DU SOLDAT
           di Igor Strawinsky
           Direttore d'Orchestra: Bruno Amaducci
22,00  INFORMAZIONI
22,05  PER GLI AMICI DEL JAZZ
22,30  ORCHESTRA DI MUSICA LEGGERA RSI
23,00  NOTIZIARIO - CRONACHE - ATTUALITA'
23,25 - 24,00 NOTTURNO MUSICALE

II Programma

19,00  PER I LAVORATORI ITALIANI IN SVIZZERA
19,30  NOVITADA
19,40  MUSICA LEGGERA
20,00  DIARIO CULTURALE
20,15  CLUB 67
           Confidenze cortesi a tempo di slow
           di Giovanni Bertini
20,45  RAPPORTI '73
           Spettacolo
21,15  VECCHIA SVIZZERA ITALIANA
            I patriziati
           Sono presenti al microfono i professori Gigliola Rondinini-Soldi, Gian Luigi Barni e Rinaldo Boldini
21,45  ORCHESTRE VARIE
22,10 - 22,30 CANTANTI IN VOGA
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L'inconfondibile urlo con eco di Luciano Alto, che ha segnato una mirabile pagina della diffusione radiofonica della musica pop-rock degli anni '70, non può non aprire un post come il presente, siglato non a caso da una fotografia che riunisce due delle voci-guida del leggendario programma di dischi a mach due, Pierfelice Bernacchi e Paolo Testa (le altre erano di Antonio De Robertis e Gigi Marziali).

I nostri amici più fedeli sanno del nostro feeling con Supersonic e di un lungo periodo in cui fummo protagonisti su Facebook di un'operazione di rilancio che funzionò assai bene. Ora colui con il quale dividevamo l'iniziativa, non avendo capito che ogni bel gioco dura poco, sta proseguendo da solo in sede di social network, esponendosi al ludibrio altrui. Noi, invece, riprendiamo il discorso, una volta ogni tanto, all'interno del Focolare, rileggendo insieme la serie di brani che Guido Dentice e Tonino Ruscitto, programmisti-curatori, prepararono per la serata del 26 aprile 1973.   

Noi italiani, fra una decina d'anni, le conosceremo bene grazie alle TV commerciali, ma nel '73, ovviamente, non sappiamo affatto cosa siano le telenovelas brasiliane. Eppure la sigla di una di esse, O bem amado, intitolata Shine shine e composta ed eseguita da un certo David Hill, viene distribuita anche sul mercato italiano: non venderà praticamente alcunchè, ma almeno si serve di Supersonic per tentarne il lancio. Riascoltiamola subito:

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Carole King, che da giovane autrice di successo si è trasformata da tempo in una matura e raffinata cantautrice, usa la metafora della terra promessa ricercata dalla gente comune per dare un senso alla propria esistenza in questo brano intitolato Been to Canaan:

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Dopo Papa was a rolling stone, canzone che è piaciuta in tutto il mondo grazie anche all'ottima costruzione dell'arrangiamento, i Temptations si affidano una volta di più al compositore Norman Whitfield e si ripropongono con Masterpiece, lungo brano che dà pure il titolo al nuovo 33 giri del gruppo vocale afroamericano cresciuto tra i ranghi della Tamla Motown di Detroit:

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Un nome latino per un complesso squisitamente anglosassone che pratica un pop-rock elettrico di ottimo livello: gli Status Quo eseguono Paper plane.

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Dopo Venus, successo planetario dell'inverno 1969-'70, gli Shocking Blue, paladini del Dutch Pop (cioè del sound elaborato in Olanda) non si sono più ripetuti. Le stanno tentando tutte per riconquistare il primo posto in classifica, anche con accattivanti brani come Eve and the apple (ennesima variazione sul tema del peccato originale):

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Diverso il discorso per una sensibile cantante e pianista afroamericana (e segretamente innamorata della canzone napoletana classica), Roberta Flack, ultima scoperta della casa discografica Atlantic: la delicatissima Killing me softly with his song  esploderà alla lunga in tutto il mondo e conoscerà versioni in tutte le lingue.

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Il chitarrista gallese Alun Davies, scoperto da Cat Stevens, si mette in luce come delicato cantautore: in quel periodo egli è impegnato nella promozione internazionale di un disco dal titolo Daydo, al quale collabora l'amico e sodale anglo-greco. Da esso viene tratto il brano Portobello road:

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Ritroviamo gli America, che avevano diviso con Peppino Di Capri la trasmissione mattutina del Buongiorno con..., con la loro recente Don't cross the river:

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A testimonianza dell'enorme popolarità ottenuta non solo dal personaggio, ma anche dall'album in sè e per sè, a Supersonic tocca il terzo estratto da Il mio canto libero di Lucio Battisti trasmesso quel giorno per radio: si tratta di un pezzo uscito anche in versione 45 giri (lato B del brano omonimo) intitolato Confusione.

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Mentre nei negozi d'Italia sta arrivando proprio in quei giorni il nuovo 45 giri, una splendida canzone scritta per lei da Franco Califano e Dario Baldan Bembo dal titolo Minuetto che sarà l'indiscutibile successo estivo e che trainerà l'album Il giorno dopo, Mia Martini è presente in scaletta con il trionfo dell'estate precedente, Piccolo uomo:

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Ornella Vanoni, invece, ha già pubblicato la novità per la bella stagione, importando dal Brasile (con la complicità di Bruno Lauzi che ha firmato il testo italiano) l'ultimo successo di un artista carioca peraltro di casa in Italia da anni, Roberto Carlos, Detalhes:

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Aspettando l'uscita del singolo Io e te per altri giorni, debutto ufficiale di Bruno Red Canziàn quale bassista dei Pooh in luogo di Riccardo Fogli, licenziato per certe scappatelle con colleghe dal particolarissimo fascino, Supersonic trasmette Alessandra, la canzone dedicata da Camillo Facchinetti alla primogenita appena nata e che dà il titolo al bellissimo LP uscito nell'autunno precedente:

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Anche Marcella (naturalmente Bella, ma all'epoca la ricciolona etnea usa in arte il solo nome di battesimo) ha un singolo freschissimo come un uovo di giornata, Io domani, ma a diffonderlo provvede lo spettacolo della domenica mattina Gran varietà (replicato al sabato pomeriggio sul Programma Nazionale): pure in questo caso bisognerà aspettare (addirittura settembre) per il 33 giri, che s'intitolerà Mi... ti amo. L'avvocato (lo è per davvero) Ruscitto e il Maestro Dèntice si buttano allora su Tu non hai la più pallida idea dell'amore e ne traggono una coraggiosa e non cattiva versione (presentata anche a Canzonissima '72 nei quarti di finale) di un motivo scritto un lustro prima da Lucio Battisti, Io vivrò senza te:

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Si parla ancora della decisione da parte di Adriano Celentano di darsi malato per non gareggiare al 23° Festival di Sanremo, la cui cigolante organizzazione lo ha assai indispettito: anche questa è stata una mossa pubblicitaria senz'altro degna di lui... e L'unica chance, il cui testo prende di mira la piaga delle sofisticazioni alimentari ancora assai diffuse in quel tempo, alla fine vende quasi più di tutte le altre canzoni in gara messe assieme:

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Stranezze come l'abbinare la musica alla matematica, alla fisica e alla cibernetica: questo è il segreto del progetto Pollution gestito da Franco Battiato. Da questo disco, praticamente unico nel proprio genere, gli ascoltatori di Supersonic del 26 aprile 1973 possono udire Beta:

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A volte, spesso in coincidenza con l'uscita di nuove raccolte antologiche, nel corso di Supersonic si torna indietro nel tempo. Per esempio, viene rispolverato il divertente blues Daydream, inciso nel 1966 dal complesso nordamericano dei Lovin' Spoonful:

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Idem dicasi per questo pezzo del 1970 (Your saving grace) eseguito dalla Steve Miller Band, formazione tra le più rappresentative tra quelle della musica pop nata nella West Coast, ossia in California e dintorni:

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Si cresce e le Faces non sono più small... (qui l'inglese ci vuole, altro che le ridicole grafiche adottate in questi giorni dalla TV per il Giro Ciclistico d'Italia...):

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Elton John è la stella internazionale del momento: anche Supersonic trasmette le canzoni dei suoi 33 giri più recenti, che da noi stanno vendendo moltissimo. Questa è Salvation, tratta da un precedente LP dedicato alle armonie country dal titolo Honky Chateau:

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Il re del glam, David Bowie, è lieto di presentare al pubblico internazionale un suo pupillo, Ian Hunter, alla testa di un nuovo complesso che nei paesi di lingua inglese sta già facendo faville: i Mott the Hoople  eseguono Sweet Jane.

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C'è posto anche per l'amatissimo Bob Dylan e un suo vecchio successo, A hard rain's gonna fall (non avendo concesso l'artista l'autorizzazione a realizzare videoclips per YouTube con in sottofondo i dischi da lui incisi, dobbiamo accontentarci di un filmato di qualità appena discreta in cui Zimmerman esegue personalmente e dal vivo il motivo in questione):

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Il maggiore dei fratelli della Famiglia Partridge, serie nordamericana di telefilm dedicata a una famiglia che si scopre accomunata dalla passione per il canto e decide di trasformarsi in un vero e proprio complesso musicale (la vedremo in Italia solo nel 1978), è interpretato da David Cassidy, il quale è comunque un cantante in grado di sfondare anche in contesti assolutamente avulsi rispetto a quello che gli ha dato una certa popolarità nel mondo. Ne è prova Rock me baby:

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Altro favoloso bis nel corso della giornata: il disco dal vivo di Eric Clapton alla testa del suo complesso Derek and the Dominos, già segnalato nel corso di Per voi giovani, gode di una nuova e meritata vetrina all'interno di Supersonic con la messa in onda di Roll it over.

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All'insegna del vero rock la parte conclusiva di quel Supersonic: ritorna il gruppo messo su dai tre valenti musicisti britannici West, Bruce and Laing in Shake me thing.

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Il prog inglese è rappresentato dall'ex-tastierista degli Zombies, Rod Argent, il quale ha dato da tempo il proprio nome a un validissimo gruppo che ascoltiamo in Be glad:

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Jim Morrison è morto da quasi due anni, ma i capolavori dei Doors continuano ad avere un certo pubblico: ecco quindi che Dèntice e Ruscitto riesumano Hello, I love you, che vendette discretamente anche da noi a suo tempo.

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Chiudono i Led Zeppelin: Page, Plant, Bonham e Jones hanno da poco pubblicato Houses of the Holy,  33 giri che ha raggiunto già l'ottavo posto nella classifica italiana (secondo la Superclassifica di TV- Sorrisi e Canzoni). La canzone più famosa, allora come oggi, dell'intiero lavoro è The song remains the same:

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Anche la letteratura trova spazio quella sera tra i programmi radiofonici: il Programma Nazionale celebra il centenario della morte di Don Lisander Manzoni riunendo le opinioni di quattro grandi della nostra critica letteraria militante, ossia Maria Corti, Alberto Moravia, Giorgio Petrocchi e quell'Enzo Siciliano che a fine anno debutterà in TV con un rotocalco settimanale culturale curato assieme a Francesca Sanvitale, Settimo giorno. Con questo link (http://promessisposi.weebly.com/moravia.html) vi indirizziamo a un intervento di Alberto Moravia, tratto da una prefazione di un'edizione de I promessi sposi pubblicata da Einaudi, in cui vengono tratteggiate con interessantissime annotazioni le figure dei due protagonisti del romanzo, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.

Sul Secondo, invece, prosegue la versione sceneggiata del Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro, ridotto in puntate di un quarto d'ora ciascuna. Com'è noto, il romanzo del narratore veneto, grande ammiratore dello stile anglosassone semplice e puritano (Dickens e Thackeray in testa: ammirazione ricambiata Oltremanica, ove l'opera è stata tradotta con il titolo The Patriot) è il primo e più famoso tomo della trilogia comprendente pure Piccolo mondo moderno e Il Santo, pubblicata a cavallo tra la fine dell'Otto e i primi del Novecento. Nel Regno Lombardo-Veneto ancora dominato dagli austriaci, con i paesaggi lacustri che spesso e volentieri fanno da scenario all'intreccio, ecco svilupparsi l'amore tra Don Franco Maironi, di nobili origini, e la semplice Luisa Rigey, relazione duramente contrastata dalla terribile marchesa, nonna di lui; la nascita di Maria, detta Ombretta Pipì e vittima di un tragico destino in tenerissima età; le vicende con sullo sfondo le prime Guerre d'Indipendenza; i contrasti e i problemi della coppia.

Nel corso degli anni, per ben tre volte (1957, 1983 e 2001) il romanzo di Fogazzaro sarà presentato in TV, senza contare il vecchio film di Mario Soldati, di fama internazionale. Questa edizione radiofonica, registrata negli studi fiorentini, si avvale di un ottimo cast guidato da Nando Gazzolo (Franco) e Luisella Boni (Luisa).

In quella quarta puntata si assiste alla morte della madre di Luisa, Teresa Rigey, da tempo sofferente di cuore. Non disponendo della registrazione di questa versione, leggiamone il relativo capitolo con le parole originali del Fogazzaro:

" L'uscio si aperse un poco, pian piano, la fantesca porse il capo nella camera e chiamò Franco che pregava inginocchiato a una seggiola, presso il letto della morta. Franco non udì e fu Luisa che si alzò. Andò ad ascoltar la sommessa richiesta della donna, le rispose qualche cosa e, ritrattasi colei, stette lì ad aspettare. Non comparendo nessuno, spinse l'uscio e disse forte: "Venga, venga dentro". Un singhiozzo violento le rispose. Luisa stese ambedue le mani e il professor Gilardoni gliele afferrò. Stettero così alquanto tempo, immobili, lottando, a labbra serrate, con l'emozione, lui più di lei. Luisa si mosse la prima, ritirò dolcemente una mano e trasse con l'altra il professore nella camera della morta.
La signora Teresa era spirata in salotto, sulla poltrona che non aveva potuto più lasciare dopo la notte del matrimonio. L'avevano poi adagiata sul divano disposto a letto funebre. Il dolce viso era là nella luce di quattro candele, cereo, sul guanciale, con un sorriso trasparente dalle palpebre chiuse, con la bocca semiaperta. Il letto e l'abito erano sparsi di fiori d'autunno, ciclamini, dalie, crisantemi. "Guardi com'è bella", disse Luisa con voce tenera e serena da spezzar il cuore. Il professore s'appoggiò singhiozzando a una sedia lontana dal letto.
"Lo senti, mamma", disse Luisa sottovoce, "come ti vogliono bene ?"
S'inginocchiò, e presa la mano della morta, si mise a baciarla, ad  accarezzarla, a dirle dolcezze, piano; poi tacque, posò la mano, si alzò, baciò la fronte, contemplò a mani giunte il viso. Pensò ai rimproveri che la mamma le aveva fatti negli anni andati, dall'infanzia in poi, di cui ella si era risentita amaramente. S'inginocchiò da capo, impresse da capo le labbra sulla mano di ghiaccio con un più ardente spasimo d'amore che se avesse ricordate le carezze. Poi tolse un ciclamino dalla spalla della morta, si alzò, lo porse al professore. Questi lo prese piangendo, s'accostò a Franco che rivedeva per la prima volta dopo quella notte, l'abbracciò e ne fu abbracciato con una commozione silenziosa, e uscì, in punta di piedi, dalla camera.
Suonarono le otto. La signora Teresa era morta alle sei della sera precedente; in ventisei ore Luisa non aveva mai riposato un momento, non era uscita che quattro o cinque volte, per pochi minuti. Chi usciva spesso e stava fuori a lungo, era Franco.
Avvertito segretamente, era giunto a Castello appena in tempo di trovar viva la povera mamma, e tutti i tristi uffici che la morte impone eran toccati a lui, perchè lo zio Piero, malgrado i suoi molti anni, non aveva la menoma esperienza di queste cose e vi si trovava impacciatissimo.
Adesso, udite suonar le otto, si avvicinò a sua moglie, la pregò dolcemente di andar a riposare un poco, ma Luisa gli rispose subito in modo da levargli il coraggio d'insistere. Il funerale doveva seguire l'indomani mattina alle nove. Ell'aveva desiderato che si differisse il più possibile e voleva star con la mamma fino all'ultimo. Vi era nella sua sottile persona una indomita vigorìa, eguale a ben altre prove. Per lei la mamma era tutta lì su quel lettuccio, tra i fiori. Non pensava che una parte di lei fosse altrove, non la cercava per la finestra di ponente nelle stelline che tremolavano sopra i monti di Carona. Pensava soltanto che la mamma cara, vissuta da tanti anni per lei sola, non d'altro sollecita in terra che della felicità sua, dormirebbe fra poche ore e per sempre sotto i grandi noci di Looch, nella solitudine ombrosa dove tace il piccolo cimitero di Castello, mentre ella si godrebbe la vita, il sole, l'amore. Aveva risposto a Franco quasi aspramente, come se l'affetto del vivo offendesse in qualche modo l'affetto della morta. Poi le parve averlo mortificato, si pentì, gli diede un bacio e sapendo di far cosa a lui grata, di far cosa che la mamma si era certo attesa da lei, volle pregare. Si mise a recitar macchinalmente dei Pater, degli Ave e dei Requiem, senza provarne soddisfazione alcuna, sentendo anzi una segreta contrarietà, uno sgradito disseccarsi del dolore. Ell'aveva praticato sempre ma, spenti i fervori della prima comunione, non aveva più partecipato con l'anima al culto. Sua madre era vissuta piuttosto per il mondo futuro che per questo, si era governata in ogni azione, in ogni parola, in ogni pensiero secondo quel fine. Le idee e i sentimenti di Luisa, nel suo precoce sviluppo intellettuale, avevano preso un altro corso con la risolutezza vigorosa ch'era del carattere di lei; ella li copriva però di certa dissimulazione, parte conscia, parte inconscia, sia per amore della mamma, sia per la resistenza di germi religiosi seminati dalla parola materna, coltivati dall'esempio, rinvigoriti dall'abitudine. Dai quattordici anni in poi s'era venuta inclinando a non guardare oltre la vita presente, e insieme a non guardare a sè, a vivere per gli altri, per il bene terreno degli altri, però secondo un forte e fiero senso di giustizia. Andava in chiesa, compieva gli atti esterni del culto, senza incredulità e senza persuadersi che facessero piacere a Dio. Aveva confusamente il concetto di un Dio talmente alto e grande che non vi potesse essere contatto immediato tra gli uomini e Lui. Se dubitava qualche volta d'ingannarsi, il suo errore le pareva tale da non poterlo un Dio infinitamente buono punire. Come fosse venuta a pensare così, non lo sapeva ella stessa. 
L'uscio si aperse ancora, pian piano, una voce sommessa chiamò "il signor don Franco". Luisa, rimasta sola, cessò di pregare, piegò il capo sul guanciale della mamma, le posò le labbra sulla spalla, chiuse gli occhi raccogliendo in sè la corrente di memorie che veniva da quel tocco, da un odor noto di lavanda. L'abito della mamma era di seta, il suo migliore, un dono dello zio Piero. Ella lo aveva portato una volta sola, qualche anno addietro, andando a visitare la marchesa Maironi. Anche questo pensiero venne coll'odor di lavanda, vennero lagrime brucianti, acri di tenerezza e di un sentimento che non era proprio odio, che non era proprio collera, ma che aveva un amaro dell'uno e dell'altra.

Franco, quando s'intese chiamare, trasalì, ne indovinò subito la cagione. Lo zio Piero aveva scritto, la mattina per tempo, alla marchesa, annunciandole, in termini semplici ma pieni di ossequio, la morte di sua sorella; e Franco stesso aveva aggiunto alla lettera dello zio un biglietto con queste parole:

"Cara nonna, mi manca il tempo di scriverti perchè son qui; te lo dirò a voce domani sera e confido che tu mi ascolterai come mi avrebbero ascoltato mio padre e mia madre".

Nessuna risposta era ancora venuta da Cressogno. Adesso un uomo di Cressogno aveva portato una lettera. Dov'è quest'uomo ? "Partito; non s'è voluto fermare un momento." Franco prese la lettera, ne lesse l'indirizzo: "Al preg. signor ingegnere Piero Ribera", e conobbe la mano della figlia del fattore. Salì subito dallo zio Piero che, stanco, era andato a letto.
Lo zio Piero, quando Franco gli recò la lettera, non fece atto di sorpresa nè di curiosità; disse placidamente:
"Apri."
Franco posò il lume sul cassettone e aperse la lettera voltando le spalle al letto. Parve pietrificato; non fiatò, non si mosse.
"Dunque ?", chiese lo zio.
Silenzio.
"Ho capito", fece il vecchio. Allora Franco lasciò cader la lettera, alzò le mani in aria, mise un "ah !" lungo, profondo e fioco, pieno di stupore e d'orrore.
"Insomma", riprese lo zio, "si può sapere ?"
Franco si scosse, si precipitò ad abbracciarlo, reprimendo a stento i singhiozzi.
L'uomo pacifico sopportò sulle prime in silenzio, senza commuoversi, questa tempesta. Poi cominciò a difendersene chiedendo la lettera: "Da' qua, da' qua, da' qua". E pensava: "Cosa diavolo avrà scritto questa benedetta donna ?". Franco prese il lume e la lettera, gliela porse. La nonna non aveva scritto niente, neppure una sillaba; aveva semplicemente rimandata la lettera dell'ingegnere e il biglietto di Franco. Lo zio ci mise un pezzo a capirla; non capiva mai le cose prontamente e questa era per lui tanto inconcepibile ! Quando l'ebbe capita non potè a meno di dire: "Già, l'è un po' grossa". Ma poi, veduto Franco tanto fuori di sè, esclamò col vocione solenne che usava per giudicare toto corde le cose umane: "Senti. L'è, dirò così", (e cercava la parola in un suo particolar modo, gonfiando le gote e mettendo una specie di rantolo), "...una iniquità; ma tutte queste meraviglie che fai tu, io non le faccio per niente affatto. Tutti i torti, caro, non sono dalla parte sua; e allora ? Del resto, me ne rincresce per voialtri che mangerete di magro e dovrete vivere in questo miserabile paese; ma per me ? Per me ci guadagno e son pronto, dirò così, a ringraziare tua nonna. Vedi bene, io non ho fatto famiglia, ho sempre contato su questa. Anche la mia povera sorella è morta; se la nonna vi apriva le braccia io restavo come un torso di cavolo. Dunque !".


Nunzio Filògamo, pur se non è più il mattatore di una volta, trasmette da Radio Torino alcuni programmi molto gustosi, come una breve rassegna settimanale di canzoni francesi di ieri e di oggi dal titolo Toujours Paris. La citazione è il pretesto per verificare noi stessi cosa succede nelle classifiche discografiche transalpine in quello scorcio di primavera di quattro decenni fa precisi: al comando c'è il duo composto da Sheila (sì, proprio colei la quale si scoprirà anni dopo cantante discomusic) e dal marito di allora Ringo con un motivo dal sapore italiano dal titolo Les gondoles à Venise.

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Allegro il motivo di Claude François che occupa la posizione numero 2, Le lundì au soleil.

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Si sa, Claude François gode di fama universale per aver scritto Comme d'habitude, tradotta in inglese da Paul Anka per Frank Sinatra con il titolo di My way. Poco tempo prima di morire improvvisamente durante un rapporto erotico con un suo compagno di colore (l'imbarazzante situazione verrà coperta , per non scandalizzare i benpensanti, con la notizia di un decesso causato da una folgorazione provocata da un asciugacapelli), François inciderà un album destinato a Gran Bretagna e Stati Uniti, con le versioni inglesi dei grandi successi, compreso Le lundì au soleil, tradotto in Monday morning again:

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Abbiamo finito così questa lunga cavalcata, articolata in tre fasi, sui programmi radiofonici del 26 aprile 1973. Prima di salutarvi e darvi appuntamento al prossimo intervento, dobbiamo dire che, per autopromuovere il nostro Lunario dei giorni di Tele in occasione di un evento assai particolare come il Festival della TV e dei nuovi Media tenutosi a Dogliani, nelle Langhe (cioè in provincia di Cuneo) dal 3 al 5 maggio scorsi, essendo stati avvisati troppo tardi per organizzare un intervento ufficiale al riguardo, abbiamo dovuto comportarci a volte come i cosiddetti imbucati nelle feste in casa, pur di riuscire ad offrirne una copia ad alcuni VIP (in parte abbiamo conseguito il nostro scopo, anche con nomi importantissimi: ora speriamo che questi illustri signori, di cui non facciamo nome, possano fare un giusto passaparola).

Ad ogni modo, ricordate il

LUNARIO DEI GIORNI DI TELE
di Cesare Borrometi
                             

  La TV degli anni d'oro come non è stata mai narrata





Con il passare degli anni crescono sempre più la nostalgia e l'interesse per la vecchia TV di qualità: appositi canali digitali, siti Internet dedicati, pubblicazioni periodiche, tanto nelle edicole quanto nei negozi specializzati; DVD contenenti, tutte o in parte, storiche trasmissioni di ieri, libri a carattere storico-rievocativo godono di un pubblico scelto, appassionato e spesso anche esigente. Eppure c’era una lacuna da colmare: un almanacco, un lunario che raccogliesse, giorno per giorno, una vasta gamma di programmi di quel periodo d’oro, dal varietà allo sceneggiato, dalla pubblicità all’informazione, dalla TV dei ragazzi al teatro e alla cultura, lo sport e via dicendo. In tutto 366 titoli, uno per ogni giorno dell’anno, scelti in base alla relativa data di trasmissione (o di inizio serie per i programmi a puntate) o ad eventi particolari atti a determinarne il successo, e corredati da schede tecniche, presentazioni e commenti. Questa lacuna viene oggi colmata da Cesare Borrometi, ideatore di una formula che senz’altro cambierà il modo di gestire la storiografia sull’argomento: fermo intendimento dell’autore è di produrre nel tempo ulteriori libri del genere, fornendo all’appassionato, allo studioso e al curioso un panorama il più possibile preciso dei giorni, dei mesi e degli anni che hanno visto sbocciare trasmissioni e personaggi di fama del “piccolo schermo" da riscoprire e rivalutare.


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CESARE 





BORROMETI



 ospite di 
 
         MASSIMO EMANUELLI
 
 nella rubrica settimanale



L'ANGOLO 


DELLA SCUOLA



diffusa da varie radio web ed FM





                              










  

A presto e grazie mille a tutti voi ! ! !


CBNeas
  



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